Clan e politica a Torre Annunziata, i dubbi del Tar sull’inchiesta

Giovanna Salvati,  

Clan e politica a Torre Annunziata, i dubbi del Tar sull’inchiesta

Per ricostruire tutte le fasi che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale di Torre Annunziata i giudici del Tar Lazio hanno bisogno del fascicolo integrale e senza alcun omissis. Ci sarebbero troppi interrogativi sollevati dall’ex sindaco Vincenzo Ascione nel suo ricorso che hanno così rallentato la decisione sull’opposizione allo scioglimento. Di qui la richiesta al Governo del dossier entro 60 giorni. Un ultimatum però al quale la segreteria del ministro ancora non avrebbe risposto. Eppure nell’informativa che poi ha portato alla relazione sfociata nello scioglimento tutto viene ricostruito nei minimi dettagli partendo da quel 31 ottobre del 2019. In via Sant’Alfonso De Liguori, al civico 12, viene piazzato un ordigno esplosivo. Una bomba di quelle che la camorra mette sotto i negozi per imporre la legge del racket. L’ordigno inesploso viene trovato a pochi passi dallo studio dei commercialisti Marco Varvato e Francesco Conte. Il 2 novembre un altro raid, una stesa a colpi di arma da fuoco contro la serranda del “Caf imprese”. Secondo l’Antimafia lo studio di Varvato «si occupava della gestione di attività riconducibili alla famiglia Onda». E in particolare a Salvatore Onda. Da quelle indagini, sostengono i pm, è venuto fuori che Onda «rivestiva un ruolo chiave nella politica di Torre Annunziata, costituendo elemento di raccordo e collegamento tra amministratori pubblici del Comune di Torre Annunziata, consiglieri regionali ed imprenditori che gestiscono i servizi concessi in appalto dal Comune in maniera diretta o attraverso società partecipate». In merito alla posizione di Vincenzo Ascione, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e di corruzione dall’Antimafia, i pm fanno riferimento sempre ai rapporti tra il primo cittadino e il nipote del padrino. In una intercettazione di gennaio di quest’anno i due parlano delle liste per la composizione della Città Metropolitana di Napoli. Conversazione dalla quale emerge – scrive la Dda – che «Onda, benché privo di qualsiasi ruolo politico- amministrativo» viene «informato sulle dinamiche della politica locale, fungendo spesso da tramite tra vari componenti della giunta comunale». In altre intercettazioni si parla di incontri programmati tra il nipote del boss e il primo cittadino e di appuntamenti che Onda avrebbe fissato per conto del sindaco con un «dirigente della Regione Campania». Altri soggetti che avrebbero avuto rapporti con il parente del boss ergastolano. Lo stesso sindaco viene definito come «assoggettato alla camorra» cui appare in grado di determinare impropriamente ed illecitamente le scelte e le attività di rilevanza pubblica.

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