Castellammare. Spaccio di droga al Savorito: 111 anni di carcere per 9 pusher

Tiziano Valle,  

Castellammare. Spaccio di droga al Savorito: 111 anni di carcere per 9 pusher

Nove condanne per 111 anni di carcere. E’ una sentenza pesante quella che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Giuseppe Sepe, ha emesso nella giornata di ieri, andando anche oltre a quelle che erano state le richieste della Procura Antimafia, per quasi tutti gli imputati, accusati di far parte del clan che da decenni gestisce il traffico di stupefacenti nel rione Savorito. La pena più alta – 20 anni di reclusione – è stata inflitta a Vincenzo Imparato, figlio del boss Salvatore ‘o paglialone. Secondo la ricostruzione dell’Antimafia (pm Giuseppe Cimmarotta) l’inchiesta “Terremoto” ha fatto emergere proprio il ruolo di Vincenzo Imparato, considerato capo e organizzatore del gruppo, che aveva il compito di delineare le linee strategiche ed operative dell’associazione. Una tesi condivisa dal gip che ha accolto la richiesta di condanna a 20 anni di reclusione, riconoscendolo quale capo promotore dell’organizzazione criminale. La Procura Antimafia aveva chiesto la stessa pena anche per Catello Cesarano, genero del boss Salvatore Imparato, ma in questo caso è prevalsa la tesi della difesa rappresentata dall’avvocato Massimo Autieri, che è riuscito a dimostrare che Cesarano (recentemente coinvolto in una rissa con accoltellamento a Sorrento), pur avendo il controllo della piazza di spaccio, non avesse l’autonomia per prendere decisioni per conto del clan. Caduta l’aggravante di essere il capo promotore dell’organizzazione criminale, Cesarano è stato condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione. Stessa pena anche per Pasquale D’Antuono, mentre hanno incassato 14 anni a testa Catello e Vittorio D’Auria, due dei pusher più attivi nella piazza di spaccio del rione Savorito, assieme a Silvio Onorato condannato a 13 anni e Giovanni Spagnuolo a 12 anni e 5 mesi. Il processo di primo grado, con il rito abbreviato, si è chiuso con le condanne a 8 anni per Elio Iovino e a 3 anni per Francesco Massa. Secondo i magistrati lo spaccio di droga nel quartiere Savorito viene portato avanti anche per «agevolare le attività» del clan D’Alessandro «destinando una quota dei proventi», legati proprio allo spaccio di droga. Un business che è cresciuto nel tempo consentendo alla famiglia Imparato di arruolare sempre nuove leve disposte a inserirsi nel giro degli stupefacenti, in cambio delle “mesate”. Dai trasportatori alle vedette, passando per gli addetti al confezionamento della droga per finire ai pusher, i chimici che raffinavano gli stupefacenti e gli addetti alla consegna degli stipendi a spacciatori e affiliati. Una vera e propria catena di montaggio del crimine, attiva nel rione Savorito, il quartiere bunker degli Imparato. Negli atti è contestato anche lo spaccio di circa 1,5 chili di cocaina e la detenzione di 900 dosi di droga pronte per essere venduta. I fatti contestati risalgono al periodo che va dal 2007 al 2012 e a distanza di 10 anni sono arrivate le condanne.

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