Andrea Ripa

Condannati i poliziotti infedeli, prendevano soldi per cancellare le multe sulla 268

Andrea Ripa,  

Condannati i poliziotti infedeli, prendevano soldi per cancellare le multe sulla 268

Chiedevano soldi agli automobilisti fermati sulla Statale del Vesuvio per evitare di sanzionarli, condannati i due agenti della polizia stradale infedeli capaci di mettere in piedi un sistema che consentiva loro di ottenere guadagni facili e a chi veniva «pizzicato» di farla franca con la legge. A condannare i due uomini in divisa della polstrada in servizio nell’hinterland vesuviano sono stati i giudici della Corte di Cassazione che hanno confermato la condanna a 5 anni – due anni 5 mesi per ogni imputato – nell’ambito di un’inchiesta portata alla luce nel 2016 e capace di coinvolgere anche altri poliziotti infedeli che facevano parte di una vera e propria organizzazione criminale. Secondo quanto riscontrato dagli investigatori durante le fasi di indagine – anche grazie alle intercettazioni telefoniche captate – i due agenti di pattuglia lungo la Statale 268 del Vesuvio fermavano gli automobilisti e abusando dei propri poteri, facevano partire il proprio piano inducendo chi avrebbe dovuto incassare una sanzione amministrativa a risolvere in altro modo la questione. Casi contestati dalla magistratura ai due agenti in diverse occasioni, tra questi due avvenimenti verificatisi nei pressi dello svincolo di Terzigno e uno nei pressi dello svincolo di Palma Campania, dove venivano effettuati i posti di blocco per controllare la viabilità lungo una delle strade più pericolose della provincia di Napoli. Tuttavia di fronte a palesi violazioni del codice della strada – secondo quanto accertato da chi ha condotto le indagini – gli imputati avevano omesso di contestare le contravvenzione e di redigere il verbale delle operazioni di controllo. L’inchiesta, coordinata dalla procura della Repubblica di Nola, era scattata nell’autunno di sei anni fa, quando dagli uffici del tribunale bruniano partirono le misure nei confronti di 13 indagati – tutti agenti della polizia stradale – sospesi dall’incarico e accusati, a vario titolo, dei reati di abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici, simulazione di reato e danneggiamento aggravato. A far scattare i controlli  era stata la denuncia di un imprenditore che ha lamentato di essere vittima di continue richieste di denaro. Secondo quanto emerso dagli accertamenti delle forze dell’ordine, gli agenti intimorivano i fermati per un controllo stradale, contestando vere o presunte infrazioni al Codice della strada in maniera tale da riuscire ad ottenere un assoggettamento psicologico delle vittime inducendole infine a fornire loro somme di denaro. Era emerso inoltre che i poliziotti e i sottoufficiali indagati si accontentavano anche di cifre modeste, commisurate a quelle che ritenevano le condizioni economiche delle vittime. A incastrare la cricca dei poliziotti infedeli – intercettazioni ambientali e filmati grazie all’installazione di telecamere nelle automobili degli indagati – erano stati gli stessi colleghi della polizia stradale del distaccamento di Napoli.

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