Licenze facili a Pompei, 7 professionisti a processo

Alessandra Miranda,  

Licenze facili a Pompei, 7 professionisti a processo

Sono accusati di aver agevolato un imprenditore per dei permessi relativamente alla realizzazione di una serie di interventi all’interno di una pizzeria di Pompei. Un’accusa per la quale dovranno rispondere durante il processo che si svolgerà davanti al giudice del tribunale di Torre Annunziata Valentina Campanile. Lo scandalo dei permessi arriva a una svolta con il rinvio a giudizio di noti professionisti. Nel mirino della Procura sono finiti: Salvatore Giuliano, ex geometra dipendente dell’Ufficio Tecnico di Pompei che da qualche mese è andato in pensione con lui l’architetto Gianfranco Marino, ex dirigente dell’ufficio tecnico e Giuseppe Vangone, responsabile precedente che aveva firmato gli atti del procedimento dell’ufficio che aveva istruito la pratica della Scia e della Dia, atti fondamentali per l’avvio delle opere. Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio, dopo l’udienza preliminare  che si è svolta ieri mattina.  A processo però ci sono finiti anche gli imprenditori che avrebbero usufruito dei presunti permessi. Gli imputati rispondono, a vario titolo di abuso d’ufficio in concorso e abuso edilizio. I presunti illeciti risalgono al 2017. L’ex capo dell’Utc di Pompei – secondo un fascicolo d’inchiesta inizialmente aperto sul caso dal pm Rosa Annunziata, poi finito sulla scrivania del sostituto procuratore Rosa Maria Colangelo – non avrebbe agito da solo. In particolare – secondo l’accusa – Marino e Vangone “in qualità di pubblici ufficiali” avrebbero chiuso un occhio sulla realizzazione di un’opera abusiva di circa 58 mq, alta 3,5 metri. Nel mirino una nuova costruzione di “edilizia pesante” realizzata in città a partire dal 6 novembre 2017 ma in “difformità dello strumento urbanistico” oltre che del Piano Territoriale Paesistico. A usufruire dei presunti vantaggi sarebbe stata, una imprenditrice di Pompei. E così grazie alla “omessa inibizione della Scia” – la titolare della pizzeria avrebbe illecitamente ampliato per un volume di circa 210 metri cubi un famoso locale commerciale con sede quasi “a vista” sugli Scavi. L’ex dirigente dell’ufficio tecnico avrebbe poi provveduto a sanare le opere ritenendole “libere” ma applicando allo stesso tempo una multa di 516 euro “attestando falsamente – si legge ancora nelle carte dell’inchiesta – la legittimità urbanistica ed edilizia dell’opera”. Il tutto sarebbe inoltre avvenuto in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Insomma una serie di pasticci che vedranno i sei sfilare davanti al giudice e ricostruire la vicenda.

CRONACA