Il futuro dei giovani, cosa prevedono i partiti politici nei loro programmi

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Il futuro dei giovani, cosa prevedono i partiti politici nei loro programmi

È tempo di elezioni e con esso è arrivata la stagione delle “promesse elettorali”. Tra le sempreverdi, quelle indirizzate ai giovani sempre più distanti e disillusi dai partiti.

Tra nuove proposte, come l’estensione del diritto di voto ai sedicenni, e modifiche contrattuali, con l’apprendistato e gli stage a fare da argomento comune tra le varie fazioni politiche, chi più chi meno ha provato a rivolgersi agli under 30 del nostro Paese ma con scarso risultato. Almeno secondo le statistiche. Alla prossima tornata elettorale, il 20% dei giovani non è sicuro di recarsi alle urne, mentre il 50% ha palesato la propria insoddisfazione verso l’offerta somministrata dai vari partiti.

Scuola, precariato, incertezza, futuro. Sono questi i temi che sono più a cuore alle nuove generazioni e ai quali i vari leader politici hanno provato a dare risposte, non sempre convincenti. Tanti i dubbi, infatti, relativi all’inserimento nel mondo del lavoro dei “neet”, oltre 3 milioni tra gli Under34, e alla tematica del salario minimo contrattuale, col fenomeno dei “cervelli in fuga” cresciuto oltre il 40% in soli 8 anni. Ma cosa dicono davvero i programmi elettorali per i giovani?

Pd e centrosinistra

Il programma di centrosinistra promette un «Paese per giovani, che restituisca loro speranza, sostegno e opportunità proprio nei passaggi più importanti della vita». Per Letta e co. va introdotto l’obbligo di retribuzione per gli stage curriculari, con l’abolizione di quelli extra- curriculari. Altro punto centrale è l’incentivare la forma contrattuale dell’apprendistato, visto come principale strumento di ingresso nel mercato del lavoro. L’area che comprende Sinistra Italiana e Verdi, invece, suggerisce di cancellare tutte le tipologie di contratti tranne che quelli a tempo indeterminato, combattendo così il problema del precariato.

Sempre l’alleanza tra il partito di Fratoianni e quelli di Bonelli, propone l’estensione dell’obbligo scolastico fino ai 18 anni di età, per combattere il fenomeno dell’abbandono degli studi che coinvolge le zone più povere della nostra penisola. Stop, inoltre, alle facoltà a numero chiuso e istruzione gratuita fino all’università. Altro punto fondamentale è quello riguardante lo «ius scholae», rilanciato anche da Emma Bonino, con la proposta di una legge sulla cittadinanza per le bambine e i bambini che studiano in Italia. Sempre +Europa propone l’aumento degli investimenti in Università e istituzioni pubbliche fino a raggiungere l’1,5% del Pil (oggi è allo 0,5%).

M5S

Nel programma proposto dal Movimento 5 Stelle tra le prime righe salta all’occhio la riforma relativa agli stage gratuiti e a basso costo, visti come strumento di sfruttamento della manodopera e quindi da vietare. Altra questione cara ai giovani, abbracciata da Conte, è sicuramente quella relativa al riscatto gratuito degli anni di laurea, utile ai fini contributistici.

Previsti, inoltre, sgravi per l’acquisto della prima casa da parte degli Under36, per i quali è anche prevista una proroga degli sgravi relativi alle loro assunzioni. Per il mezzogiorno, da sempre bacino di voti importante per il Movimento, confermato nel programma pentastellato la cosiddetta “Decontribuzione Sud”, misura utile ai fini dei contributi previdenziali, con esclusione dei premi Inail, senza massimali contributivi. La vera novità nel programma dell’ex Premier riguarda il coinvolgimento dei giovani nell’indirizzare la linea politica del paese e da qui nasce la proposta dell’estensione ai sedicenni del diritto di voto. La proposta, stando ai dati Istat 2022, porterebbe gli elettori under 35 da 9,5 milioni a circa 10,6. Ciò significa che il corpo elettorale aumenterebbe di circa 1,05 milioni, pari al 2,03% del totale.

Il Terzo Polo

Azione e Italia Viva puntano a contrastare il fenomeno dell’uso improprio dei tirocini extra-curriculari, regolando quelli curriculari, per assicurare che siano esperienze realmente formative e non soltanto atti dovuti all’interno del percorso di istruzione. Per Renzi e Calenda, inoltre, va promossa e aiutata, attraverso servizi come il coaching, l’imprenditorialità giovanile (Under35). Nel programma si può leggere anche di totale detassazione dell’Irpef per gli Under25 e del 50 per cento per gli Under30, oltre all’incentivazione dei piani di previdenza complementare.

Centrodestra

Il programma della coalizione Salvini-Meloni- Berlusconi, ai giovani dedica l’ultimo punto. Se Forza Italia annuncia uno stipendio minimo di 1000 euro per apprendistato, praticantato e lavoro a tempo determinato, Fratelli d’Italia propone un programma di recupero dalle dipendenze patologiche. Per l’occupazione giovanile, invece, l’idea del centrodestra è l’azzeramento delle tasse per i primi tre anni per i giovani under 30 che si mettono in proprio e di fornire incentivi alle aziende che assumono giovani.

Punto finito sotto l’occhio del ciclone, è quello relativo allo sport e alla forma fisica. Poco felici, infatti, il tweet relativo alle “devianze” da parte di Fratelli d’Italia di qualche settimana fa, tra le quali annoverava anoressia e obesità. Per la scuola, previsto un programma di investimento e potenziamento dell’impiantistica sportiva e l’introduzione di borse di studio universitarie per meriti sportivi.

Parole, parole, parole?

L’impressione tra i giovani è che, come spesso accaduto negli scorsi anni, i programmi elettorali vengano scritti solo per esser letti. Più che punti di programma, infatti, le proposte fatte dai vari partiti mancano di quella che è la sostanza base per esser credibili: l’applicabilità e la sostenibilità. Non è un caso, infatti, se riguardo al salario minimo da tanti decantato nessuno, o quasi, osa pronunciare cifre precise. E non è un caso, neanche, che tutte le proposte riguardanti le modifiche dei contratti di lavoro, degli stage e dei tirocini, manchino poi di un’alternativa valida capace di venire incontro a dipendenti e titolari. I tanti sgravi promessi, come verranno poi finanziati dallo Stato? E come intendono, i partiti, aiutare e sostenere i ragazzi nei percorsi formativi per il loro futuro? Dov’è finita l’ecosostenibilità, oggi ancor più importante dati gli avvenimenti tra Russia e Ucraina. Nei programmi si parla di come fronteggiare l’aumento dei prezzi, di come sopravvivere, ma manca una vera proposta di spinta verso le energie rinnovabili. La sensazione è quella del classico minestrone fatto con gli avanzi della settimana, chi più ne ha più ne metta, non importa il come o il perché, ignorando le richieste dei giovani a cui basterebbero poche promesse purché realizzabili per riacquistare un po’ di fiducia verso una politica che parla a loro ma che a loro non dice niente.

 

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