Orologi di lusso venduti in nero per evadere l’Iva: indagati tre stabiesi

Tiziano Valle,  

Orologi di lusso venduti in nero per evadere l’Iva: indagati tre stabiesi

Un’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di orologi di lusso e all’evasione dell’imposta del valore aggiunto. Un business da svariate centinaia di migliaia di euro all’anno in cui sarebbero stati attivi tre stabiesi: Francesco D’Assisi Esposito, Ciro e Vincenzo Castellano, oltre che Salvatore Guerrieri, un cinquantanovenne siciliano.  Questa l’ipotesi della Procura della Repubblica di Napoli (pm Maria Cristina Ribera) che ha chiesto e ottenuto una proroga delle indagini preliminari. Sono quattro le persone finite sott’inchiesta. Oltre a Ciro Castellano e suo figlio Vincenzo, Francesco D’Assisi Esposito e Salvatore Guerrieri (difesi dagli avvocati Gennaro Pecoraro, Mariano Morelli, Giuliano Sorrentino e Aldo D’Avola), mentre sono state stralciate le posizioni di Giuseppe e Pietro Tremolada, rispettivamente di 74 e 36 anni, titolari di una gioielleria di Monza, su cui pure si erano concentrati gli investigatori in un primo momento. I finanzieri stanno provando a ricostruire il presunto traffico internazionale di orologi di lusso che avrebbe consentito agli indagati di vendere a nero orologi di lusso, evadendo una montagna di soldi di tasse e riciclando capitali di dubbia provenienza. Le indagini sono scattate già lo scorso settembre, a seguito del sequestro di 5 orologi (tre Rolex, uno Skydweller e un Bulgari), da parte del personale dell’agenzia delle Dogane che fermò all’aeroporto di Capodichino, Vincenzo Castellano e Francesco D’Assisi Esposito, trovandoli anche in possesso di 10mila euro a testa. Ma hanno subito un’accelerata dopo il sequestro messo a segno dalla guardia di finanza all’aeroporto di Ciampino, Roma, lo scorso gennaio. In quell’occasione, Vincenzo Castellano rientrava dalla Romania assieme alla madre e a un amico rumeno e ognuno di loro aveva un orologio Patek Philippe, di cui uno tempestato di brillanti e del valore di 100mila euro. A quel punto, gli investigatori hanno cominciato a fare degli approfondimenti sui redditi e il patrimonio dei sospettati, scoprendo dichiarazioni di poche migliaia di euro negli ultimi anni che non bastano per giustificare l’acquisto di orologi preziosi. E contestualmente sono scattate anche le indagini sugli orologi che hanno codici identificativi. Un lavoro che ha permesso di risalire a due rivenditori, uno di Ragusa e l’altro di Monza, che risultavano avessero venduto i Rolex e i Bulgari, poi ritornati in Italia, a una società operante a Hong Kong, la Ippo Group Ltd. Una ditta – secondo l’accusa – funzionale a mettere a segno un raggiro ai danni dello Stato. In pratica, per le vendite extra Unione Europea non può essere applicata l’Iva (imposta sul valore aggiunto), che su un orologio di valore vale migliaia di euro. L’ipotesi, dunque, è che gli orologi venissero portati all’estero, solo attraverso false fatture, e poi rivenduti a nero in Italia da commercianti compiacenti.

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