Il centro antiviolenza bocciato dall’Ambito 30: beffa per Boscoreale, Boscotrecase e Torre Annunziata

Pasquale Malvone,  

Il centro antiviolenza bocciato dall’Ambito 30: beffa per Boscoreale, Boscotrecase e Torre Annunziata

Centro antiviolenza sulle donne non accreditato dall’Ambito 30 di Torre Annunziata per colpa della burocrazia. È l’accusa mossa da Angela Losciale, presidente del centro “Ti Ascolto”, gestito dall’associazione “La Fenice Vulcanica” e portato avanti solo grazie all’impegno di volontari. Un punto di riferimento del vesuviano che aiuta e sostiene le donne vittime di ogni forma di violenza. Losciale, che non è una che le manda a dire, punta il dito contro una procedura che, a suo dire, è a dir poco farraginosa e che non premia chi lavora e si impegna. “Mi auguro che dietro questo inatteso e deplorevole ritardo non ci sia altro. Il centro continuerà a seguire i propri ideali, con o senza legittimazioni”, aggiunge ancora la presidente, che alla fine auspica un epilogo diverso. Dal 2018 a oggi, sono stati affrontati oltre ottanta casi di maltrattamenti, molti dei quali consumati tra le mura domestiche. Più della metà delle vittime proviene da Boscoreale e Boscotrecase. Inaugurato a Boscotrecase da un paio d’anni nei locali di via Rio messi a disposizione dell’amministrazione comunale, il centro è diventato un punto di riferimento per tutto il comprensorio vesuviano. Un faro di speranza per tutte quelle donne che subiscono in silenzio violenze, fisiche e morali, di mariti o ex fidanzati. Il centro, oltre a trattare tematiche di contenimento della violenza e di tutela dei diritti, grazie alla sinergia con specialisti dei vari settori, è impegnata anche nella promozione di giornate dedicate alla prevenzione delle malattie neoplastiche, di incontri con gli adolescenti al fine della sensibilizzazione e della prevenzione contro violenza, e soprattutto con l’assistenza ed il supporto alle donne vittime di violenza. Il centro antiviolenza e tutela dei diritti “Ti ascolto” è aperto tutti i lunedì dalle 9.30 alle 12.00 e tutti giovedì dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00. Lo spunto è arrivato dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne deceduta mentre era sotto la custodia dalla polizia morale per non aver indossato correttamente lo hijab. Un episodio che sta scuotendo il mondo liberale e che non poteva non lasciare indifferenti le “vulcaniche” guerriere, da sempre impegnate in attività a difesa delle donne e contro ogni forma di violenza. “Si può perdere la vita per una ciocca di capelli? Si, certo che si può, ha dell’incredibile ma è così, perché la vita di una donna in qualsiasi parte del mondo, per un motivo o per un altro è sempre a rischio. E la ciocca di capelli, o la gonna troppo corta o il trucco troppo appariscente oppure essere alla guida di un’auto, tutti appigli perché un qualsiasi uomo, possa decidere se è arrivata la fine della vita per lei” si legge in una nota ufficiale del centro. Si perché sono sempre gli uomini che decidono per lei, perché la donna deve conformarsi al pensiero di questo o quell’altro uomo a secondo del contesto territoriale o culturale in cui vive,deve essere vigile a non turbare la psiche maschile. “Ci prodighiamo e continueremo a farlo per i diritti delle donne manifestando la nostra solidarietà al popolo femminile iraniano. Invitiamo, pertanto, i nostri politici, così tanto impegnati nella campagna elettorale, a dare un segno tangibile del loro risentimento contro tale piaga che comunque investe non solo il mondo femminile ma tutta la società civile mondiale” ha concluso Losciale.

CRONACA