L’analisi del prof Prisco: “Il Pd è morto, va rifondato”

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L’analisi del prof Prisco: “Il Pd è morto, va rifondato”
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«Il Sud è stato, secondo me, il vero tema dimenticato dalla politica. Nonostante una persona che non ho votato come il Ministro Carfagna abbia fatto la sua battaglia affinché i fondi del Pnrr arrivassero in giusta percentuale da noi. Ciò che sconcerta è che il Pd in modo particolare si ricordi del Mezzogiorno solo quando deve candidare i big che devono essere eletti per forza, in sicurezza».

Salvatore Prisco, docente universitario, editorialista e notista politico interviene sul dibattito post elettorale criticando, in maniera puntuale e decisa, il ruolo del Pd in questa campagna elettorale.  Professore Prisco il risultato dei Democrat è stato pessimo.

«Lo sanno anche loro e lo conferma una bella intervista del sindaco Manfredi che, credo, si voglia collocare nel dibattito interno del Pd»

Che deve riorganizzarsi?

«Credo qualcosa in più: deve essere rifondato completamente. Non è mai stato un partito vitalissimo e, purtroppo la fusione di Pd e Margherita non è mai decollata nella società. E’ stato sempre percepito come un partito di apparato, di correnti in lotta per affermare il loro potere. Anche adesso che si apre questo dibattito si candidano le persone, anche le donne, ma continuano a candidarsi dei nomi. Non mi pare che la battaglia sia “poniamoci dei problemi perché non ci hanno percepito vicino alla gente”. Nessuno sembra porsi il problema che l’elettorato si è rivolto a quei partiti dove pensavano ci fosse vicinanza ai problemi reali del Paese»

Nemmeno il Governatore Vincenzo De Luca è immune da questa critica?

«E’ riuscito a far eleggere il figlio ma il calo del partito anche a Salerno, il suo regno è eclatante»

Secondo lei c’è un vero timore per questa destra al potere?

«Guardi la Meloni esprime una destra sociale, non quella del grande capitale espressa da Draghi. La Meloni è stata brava nel riorganizzare il suo partito. Il problema grosso è la mancanza a sinistra di un partito che parli in modo convincente, una sinistra non solo di governo, di amministrazione, di puntello all’esecutivo qualunque esso sia. Anche Conte che è stato con Salvini, col Pd e con Draghi ora sembra essersi riciclato in un populismo di sinistra»

Fa un certo effetto vedere le ex roccaforti rosse, come Castellammare e Torre Annunziata, ora totalmente travolte da uno tsnuami giallo.

«A Castellammare e Torre Annunziata il grande successo dei Cinque Stelle, pur prevedibile, è stato anche una forma di reazione al fatto che due città, che erano blindate per la sinistra da molti anni, hanno visto i consigli comunali sciolti. Città dove la politica si è fatta penetrare dalla camorra. E queste sono le conseguenze. L’elettorato di opinione, per quel poco che c’è, abbandona il Pd. Devo confessarle che, pur col mal di pancia, sono rimasto uno dei pochi».

E ora il Pd come deve ripartire secondo lei?

«Ha una sola strada: intanto non con quello che sto vedendo, un dibattito di apparato. Serve invece un grande dibattito su mozioni contrapposte al congresso nel quale io credo che una parte premerà per fare, nei modi oggi possibili, un partito social democratico che torni in mezzo alla gente, non al centro delle città ma in periferia, non a rappresentare i garantiti. Anche il ceto medio impoverito ormai con questa crisi economia è in sofferenza. Dall’altro lato per chi non vorrà questa prospettiva già è iniziato durante le elezioni il passaggio col Terzo Polo di Renzi e Calenda. In Toscana, ad esempio, il Pd è stato falcidiato perché era ancora renziano. Il sistema politico a sinistra si riarticolerà. Una parte forse proverà a riaprire il campo largo coi Cinque Stelle, ma una parte andrà col terzo polo. Il Pd così com’è, con l’ambizione di tenere dentro tutto secondo me non decolla. Ora è proprio morto».

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