Ventunenne di Pompei morì al San Leonardo, il pm: «Intossicazione da farmaci, nessuna colpa dei medici»

Tiziano Valle,  

Ventunenne di Pompei morì al San Leonardo, il pm: «Intossicazione da farmaci, nessuna colpa dei medici»

Ferdinando Malafronte, il ventunenne di Pompei deceduto il 20 settembre 2020 all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, è morto per un intossicazione da farmaci. E’ questa la tesi della Procura di Torre Annunziata che ha chiesto l’archiviazione per 13 indagati, ovvero 12 tra medici e anestesisti del presidio sanitario stabiese e un cardiologo di Pompei. I genitori di Ferdinando Malafronte, attraverso i propri legali, hanno fatto opposizione all’archiviazione e adesso toccherà al gip Antonio Fiorentino decidere se chiedere ulteriori indagini o chiudere il caso.    Nel corso della camera di consiglio andata in scena ieri, la Procura ha chiesto l’archiviazione per i medici accusati di omicidio colposo, sulla scorta delle perizie fatte dai consulenti incaricati dell’autopsia. La tesi è chiara secondo i magistrati: il ventunenne sarebbe morto a causa di una forte intossicazione, dovuta con tutta probabilità all’ingestione – ben oltre le quantità consentite – di un farmaco, le cui tracce sono state trovate anche sul corpo del ragazzo. Una conclusione a cui si sono opposti i genitori del ragazzo, che attraverso ai propri legali e una perizia di parte hanno sostenuto che il giovane in realtà sia stato ucciso da un’infezione e che sul decesso abbia pesato il ritardo nella diagnosi da parte dei medici che l’hanno visitato. Una tesi, quest’ultima, a cui si sono opposti i legali dei 13 medici e anestesisti indagati, che hanno sottolineato come il ventunenne fosse stato sottoposto a forte inoculazione di antibiotico, e che pur in presenza di un’infezione non avrebbe potuto determinarne il decesso. Adesso toccherà al giudice quindi decidere se archiviare o meno l’inchiesta per omicidio colposo. La tragedia di Ferdinando Malafronte aveva scosso la comunità di Pompei e in particolare la zona di via Nolana, dove il giovane camionista viveva assieme alla sua famiglia. Il ventunenne, appena due giorni prima del decesso aveva festeggiato il suo compleanno. Proprio a seguito di quella serata trascorsa in compagnia di amici e familiari aveva cominciato ad accusare i primi dolori. Ma la sua situazione precipita domenica 20 settembre 2020. Il giovane già in condizioni critiche viene portato in una struttura privata. I genitori raccontano che ha ingerito alcune pillole e il ragazzo viene sottoposto a un esame strumentale. Neanche il tempo di disporre il ricovero, che le sue condizioni di salute precipitano. Il ventunenne viene trasferito d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, dove i medici chiedono anche la consulenza di un tossicologo per stabilire come intervenire per quello che viene ritenuto un possibile avvelenamento. Nel frattempo il suo quadro clinico continua a peggiorare e nemmeno l’intervento dei rianimatori, riesce a evitare la tragedia. Secondo i camici bianchi la causa della morte sarebbe da attribuire proprio alla sostanza ingerita dal ventunenne, quindi per avvelenamento. Ma il sospetto della famiglia è che se la diagnosi fosse stata formulata in tempo, il ragazzo si sarebbe potuto salvare. Per questo motivo i genitori decidono di presentare una denuncia e la Procura dispone l’autopsia per stabilire le cause del decesso del ventunenne e capire se i medici che l’hanno assistito avrebbero potuto fare qualcosa per salvarlo. A distanza di due anni, proprio la Procura chiede l’archiviazione, perché la super-perizia a cui è stato sottoposto non avrebbe evidenziato alcuna responsabilità medica. tiva

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