Mazzella il volto nuovo dei Cinque Stelle: “Siamo noi i nuovi progressisti”

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Mazzella il volto nuovo dei Cinque Stelle: “Siamo noi i nuovi progressisti”

Orfeo Mazzella è da lunedì un senatore della Repubblica. Eletto con più di 100mila voti raccolti in 43 Comuni.

Mazzella, qualcuno ha parlato di tsunami giallo in provincia di Napoli. Come se lo spiega?

«Abbiamo imparato a fare la campagna elettorale. Siamo stati tra la gente, in mezzo ai cittadini, ed è stato fondamentale. Altri candidati avevano le loro facce sulle vele sei per dodici. Ma non stavano in mezzo alla gente. Non si sono mai sporcati le mani, parlando dei problemi e ascoltando le persone».

L’ex Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, ha parlato di modello Campania per i Cinque Stelle.

«Fico ha ragione: perché noi siamo stati la linea maginot che ha fermato le destre. Un baluardo per fermare le politiche neo liberiste che toglieranno ai poveri per dare ai ricchi. Flat tax, autonmia regionale differenziata impoveriranno il meridione. Il nostro elettorato lo ha capito e noi ci siamo fatti promotori di raccogliere l’allarme. Il Pd e gli altri non hanno raccolto questa sfida».

Ma si può ancora parlare di campo largo?

«Se raccolgono la nostra sfida e ci inseguono nel campo progressista, se si fa una battaglia su salario minimo allora possiamo ragionare. Bloccando la contrattualistica regionale, parlando di Mezzogiorno. Il limite del Pd è non aver voluto parlare di questo tema. Ci hanno sottovalutato sui temi sociali e del lavoro».

Dica la verità avete vinto per il reddito di cittadinanza?

«Guardi noi ci siamo rivolti alla popolazione più fragile, ma non è la parte preponderante. Faccio una considerazione: ho avuto in 43 comuni, in quello che io chiamo il collegio della bellezza, 100mila voti. La percentuale di percettori del reddito è minima rispetto agli  lettori. No, quel voto non è condizionato dal Rdc». Però il rischio è che sia solo assistenza senza lavoro vero. Alla lunga non paga.

«L’articolo numero uno del Rdc parla di politiche attive del lavoro, una misura che viene applicata dalle regioni. Che però sono inadempienti. Dovremmo chiederlo a De Luca perché la misura è stata boicottata. Le Regioni sono responsabili dei centri per l’impiego, c’è un miliardo di euro fermo per assunzione dei navigator. La regione non vuole spezzare il legame clientelare tra chi cerca lavoro e il consigliere comunale o regionale che gli offre un’occasione. Il mondo del lavoro è vittima di un ricatto dei partiti».

C’è stato un effetto Conte?

«C’è stato sicuramente: ma perché è stato un premier credibile, amato dagli italiani. Una persona seria che ha infuso fiducia sui territori e ha creduto in un modo diverso di valorizzare le persone e gli attivisti sul territorio. In passato si pensava a cercare di favorire i candidati vicini ad alcuni parlamentari». Quindi uno non vale uno? «Si ma uno non è uguale all’altro ed ora è più chiaro con persone di esperienza e competenza».

Se non ci fosse stato lo stop al doppio mandato avreste avuto gli stessi numeri?

«Io ho sempre difeso quella norma. Se avessero derogato a questa norma interna che ci autodefinisce, mi sarei dimesso. Perché questa norma che ci siamo dati consente la rigenerazione della classe dirigente. Lo vediamo con i partiti: io sarò in Senato con Berlusconi, ad esempio».

Lei ha parlato di collegio della bellezza, ma ci sono anche due comuni come Castellammare e Torre Annunziata dove la bruttezza della camorra ha infiltrato le amministrazioni. Come si riparte?

«Si riparte dall’azzerare tutto. Avevo parlato in passato di incandidabili senza l’aiuto del Tribunale. Io spero che la giustizia si esprima, ma al di là delle responsabilità penali, c’è una responsabilità politica per cui questa gente non si deve candidare. C’è il fallimento della classe dirigente politica che ha mantenuto un dominio su questi territori utilizzando formule vecchie. Basta alle liste civiche formate due mesi prima, reti a strascico, contenitori vuoti, 500 candidati che raccolgono voti, fanno insalate di liste che poi spariscono ma non concludono niente e fanno disastri».

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