Il pm Gratteri condanna la malapolitica di Torre Annunziata: «Giovani, riprendetevi la città»

Giovanna Salvati,  

Il pm Gratteri condanna la malapolitica di Torre Annunziata: «Giovani, riprendetevi la città»

I volti di centinaia di giovani nell’aula magna del plesso Marconi rappresentano la Torre Annunziata che vuole riscattarsi. L’inno alla legalità, i ritratti di don Peppe Diana, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone si incrociano con gli studenti, che necessitano di esempi positivi in una città dove purtroppo è più facile imbattersi in quelli sbagliati. È la copertina che ha aperto il convegno organizzato dai giovani del Movimento delle Agende Rosse del gruppo di Torre Annunziata, che porta il nome del giornalista ucciso dalla camorra Giancarlo Siani. Un convegno in una delle scuole di frontiera: qui infatti, la platea scolastica è composta da decine di ragazzi che provengono dai rioni ghetto della città. A rimboccarsi le maniche, ogni giorno, è la dirigente Agata Esposito, una donna che con coraggio e determinazione gestisce decine di emergenze, ma sempre con il sorriso e l’amore per i suoi studenti. E sono stati gli studenti ad accogliere Nicola Gratteri procuratore della Repubblica di Catanzaro: «Dove la camorra è forte lo Stato deve diventare più forte – ha spiegato il magistrato, commentando lo scioglimento per camorra del Comune di Torre Annunziata – Bisogna alzare l’asticella della legalità. I giovani devono capire che la camorra si batte con l’istruzione, che l’esempio da seguire sono gli insegnanti che arrivano a scuola con una maglietta e non i garzoni dei camorristi che vanno in giro con le catenine d’oro al collo». «In Italia siamo circa diecimila magistrati – conclude Gratteri – Persone perbene, ma tra questi ci sono gli sporcaccioni, come nelle forze dell’ordine, nelle pubbliche amministrazioni, ed è assurdo. Facciamo questo lavoro perché ci crediamo, perché abbiamo il nostro orgoglio, perché non puoi farne a meno e se ti fermi diventi un codardo». È stato invece Stefano Baudino giornalista ed autore del libro “La mafia non è una cosa da adulti” a raccontare il Nicola Gratteri da bambino a magistrato, il suo primo giorno in Procura ma anche il ragazzino cresciuto nel suo paese facendo il meccanico. «Questa esperienza mi è servita quando ho fatto il giudice civile, capivo se le fatture erano false o meno. Oltre lo studio è importante anche avere manualità – ha detto Gratteri – Non state attaccati al computer, chiusi in una stanza, quello non vi aiuta a crescere. Prima di parlare di cultura dobbiamo parlare di istruzione: diventa idolo più il garzone di camorra che un insegnante che arriva a scuola con la polo, le scuole devono investire sull’istruzione non sui progettifici. Oltre questo, abbiamo bisogno di un sistema giudiziario efficiente, proporzionato a questa realtà. Nessuno ha mai capito cosa serve per velocizzare i processi». Il magistrato affronta il tema del 41 bis: «Appena è stato ideato dopo nemmeno 24 ore ne è cominciata la demolizione. Io credo che va dato ai capi, ai veri mafiosi e non darlo per creare collaboratori di giustizia». Parole che danno il senso dell’importanza di un appuntamento voluto fortemente dalla dirigente Agata Esposito. «Un segnale importante, per far capire la cultura della legalità e del lavoro – ha detto la preside – Non dimentichiamo la nostra storia e proponiamola, riportiamola in vita perché è fondamentale ricordare chi siamo». In collegamento video Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, e fondatore del Movimento delle Agende Rosse: «Si stanno distruggendo leggi che ci hanno lasciato, per le quali hanno perso la vita. Da un lato si distrugge il loro patrimonio e da un lato si offende la loro memoria. Questo è il momento peggiore per la verità e la giustizia sulla strage di D’Amelio». E ancora: «Sono sicuro – ha concluso – che in quell’agenda c’era una verità scomoda, quella trattativa che non viene considerato un reato. A qualcuno serviva che Paolo venisse ucciso, come Giovanni: quelle trattative hanno portato solo a morti, a stragi, ad eliminare uno ostacolo insormontabile». Importante anche la testimonianza di Antonino Vullo superstite della strage di via D’Amelio che ha inviato un video che è stato proiettato durante il convegno. Ripercorre quei secondi prima dell’inferno, prima del boato e di quell’asfalto che diventa una pozza di sangue: «Non avevo capito cosa fosse successo, sono uscito da quella macchina di fuoco ma ho visto solo tutto nero, fumo. Non sapevo cosa fare, le auto che esplodevano forse anche le nostre armi in dotazione». E ancora: «Essere superstite non è facile, mi distrugge – ha concluso – quelle immagini sono vergognose, ancora oggi ne paghiamo le conseguenze». (c)riproduzione riservata

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