Castellammare. Due condanne all’ergastolo in primo grado, processo bis per l’omicidio Carolei

Tiziano Valle,  

Castellammare. Due condanne all’ergastolo in primo grado, processo bis per l’omicidio Carolei

Sono accusati di aver strangolato e ammazzato Raffaele Carolei e poi di aver fatto sparire il suo corpo. In primo grado sono stati condannati all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Napoli, per questo delitto. Ma Giovanni Savarese e Gaetano Vitale, entrambi considerati dall’Antimafia al servizio del clan D’Alessandro, continuano a professarsi innocenti e hanno presentato ricorso contro quella sentenza. Il processo d’Appello comincerà a metà novembre e il collegio difensivo composto dagli avvocati Carlo Taormina, Giuliano Sorrentino e Antonio de Martino, è convinto di avere delle carte da giocarsi per ribaltare il giudizio di primo grado. A cominciare dal fatto che il corpo della vittima, scomparso ormai dal 2012, non è mai stato ritrovato. Secondo l’Antimafia – sulla scorta delle rivelazioni dei pentiti Pasquale e Catello Rapicano, che sono stati condannati a 14 anni per questo omicidio – il corpo di Raffaele Carolei sarebbe stato messo in un sacco nero, caricato in un’auto e trasportato nei capannoni di un imprenditore stabiese, considerato vicino al clan D’Alessandro. Solo qualche giorno dopo, secondo quanto riferiscono i collaboratori di giustizia, avrebbero saputo che la salma era stata gettata nel fiume Sarno. Una tesi fortemente contestata dalle difese che hanno messo in discussione la ricostruzione dell’Antimafia, ritenendo inattendibili le rivelazioni dei pentiti, sottolineando – a loro avviso – l’impossibilità di trasportare a piedi il cadavere di un uomo di grossa stazza, tra le scale strette del palazzo del rione Caporivo, dove si sarebbe consumato il delitto, prima di arrivare all’auto. Questioni che saranno riproposte davanti ai giudici d’Appello.

La sentenza

C’è da dire che le motivazioni della sentenza di primo grado hanno condiviso in pieno la tesi dell’accusa. Secondo i giudici della Corte d’Assise di Napoli, chi ha ucciso Raffaele Carolei ha agito come una «bestia». Strangolandolo e «accanendosi» sul suo cadavere (mai più ritrovato) per bagnare nel sangue una sete di vendetta lunga otto anni. Per «rafforzare il prestigio criminale dei D’Alessandro sul territorio di Castellammare». Sono alcuni dei passaggi della sentenza emessa a marzo dalla Corte d’Assise di Napoli nei confronti di Giovanni Savarese e Gaetano Vitale. I due uomini vicini al clan D’Alessandro sono stati entrambi condannati all’ergastolo per il massacro dell’ex soldato degli Omobono-Scarpa (delitto commesso nel 2012). Il 6 giugno scorso i giudici hanno depositato le motivazioni di quella sentenza. Ottanta pagine nelle quali viene ricostruita la storia di un caso di lupara bianca. Una storia rimessa insieme dalle parole dei killer pentiti Pasquale e Catello Rapicano. Dichiarazioni «risultate attendibili e tra loro del tutto concordanti», sottolineano i giudici del tribunale di Napoli. I due collaboratori di giustizia (entrambi condannati a 14 anni per questo delitto) hanno raccontato che Carolei era finito sul libro nero del clan D’Alessandro. La sua colpa? Essere coinvolto nella guerra di camorra che agli inizi degli anni 2000 ha contrapposto i boss di Scanzano e la cosca emergente degli Omobono-Scarpa. Una guerra che è costata ai D’Alessandro perdite importanti, come la morte di Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone: entrambi ritenuti figure apicali del clan. Vicende che ora saranno sviscerate davanti ai giudici della Corte d’Appello.

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