Pestò a sangue un imprenditore, condannato a 5 anni e 6 mesi il genero del boss Cesarano

Tiziano Valle,  

Pestò a sangue un imprenditore, condannato a 5 anni e 6 mesi il genero del boss Cesarano

Santolo Martone, genero dei boss di Ponte Persica, non è un esattore del pizzo al soldo del clan Cesarano. Ma è comunque colpevole del reato di lesioni gravissime per aver aggredito un imprenditore causandogli l’asportazione della milza. E’ il succo del verdetto firmato, nelle scorse ore, dai giudici della Corte d’Appello di Napoli, che dopo l’annullamento della condanna da parte della Cassazione ha riformulato la pena, riducendola da 8 anni a 5 anni e 6 mesi. La difesa di Martone, rappresentata dagli avvocati Francesco Schettino e Antonio Cesarano, nei prossimi giorni potrebbe presentare un’istanza di scarcerazione, perché il genero del boss Vincenzo Cesarano ha già scontato 4 anni e 7 mesi, prima in carcere e poi ai domiciliari.  La vicenda da cui è scaturito questo procedimento risale al 2015, quando Santolo Martone aggredisce un giovane imprenditore stabiese. Un feroce pestaggio legato – così teorizza l’Antimafia – a un prestito da seimila euro che Martone avrebbe concesso al padre defunto della vittima. Da qui sarebbe nata una discussione all’interno del capannone dell’azienda. A titolo di “risarcimento” l’imprenditore avrebbe consegnato a Martone quattro imbarcazioni senza motore. Il genero del boss avrebbe incontrato di nuovo il ventinovenne per chiedergli altri soldi perché non era riuscito a rivendere le barche. Nasce lo scontro. Martone pesta a sangue l’imprenditore e i medici sono costretti ad asportargli la milza. L’Antimafia accusa il genero del boss e chiede 12 anni di carcere. Ma per i giudici Martone è colpevole solo delle lesioni aggravate e lo condannano a 5 anni e 6 mesi. Presto il genero del boss potrebbe tornare libero.

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