Le mani della camorra sugli appalti pubblici: 127 interdittive antimafia solo nel 2021

Raffaele Vitiello,  

Le mani della camorra sugli appalti pubblici: 127 interdittive antimafia solo nel 2021

La prevenzione delle infiltrazioni criminali e la trasparenza nel settore dei lavori pubblici e degli appalti rappresentano tematiche alle quali la Dia riserva una particolare attenzione. La documentazione antimafia costituisce un presidio contro il fenomeno della infiltrazione mafiosa nell’economia legale allo scopo di impedire che le imprese coinvolte nel circuito della criminalità organizzata possano riciclare i capitali illecitamente accumulati mediante l’aggiudicazione o l’affidamento di commesse pubbliche. Le attuali organizzazioni criminali si sono evolute adattandosi alle logiche di mercato e della finanza globale immettendo i capitali illeciti nei circuiti dell’economia sana. Se da un lato la pubblica amministrazione è protagonista del mercato degli appalti pubblici, dall’altro le mafie sono assimilabili a trust societari capaci di «mettere a disposizione dell’economia il proprio capitale di relazione con i poteri, la riserva di violenza e non ultimo il capitale di ricchezze illecitamente accumulate». Le tecniche di penetrazione economica si verificano già nella fase di programmazione e progettazione di opere pubbliche attraverso una mirata azione corruttiva nei confronti dei funzionari della stazione appaltante e dei tecnici o dei professionisti incaricati. Peraltro l’impresa che si aggiudica l’appalto spesso realizza il progetto esecutivo contando da subito sulle varianti in corso d’opera ed il conseguente accrescimento del costo dell’opera. Quindi le imprese mafiose inquinano la gara sin dalla stesura del bando e delle procedure di evidenza pubblica attraverso varie forme di connivenza con funzionari pubblici. Laddove non sia possibile un inserimento nella fase prodromica i gruppi criminali non di rado tentano di esercitare forme di pressione estorsiva nei confronti delle aziende affidatarie dell’appalto o del subappalto per ottenerne illeciti vantaggi. In un sistema particolarmente deteriorato vi sono casi in cui i diversi sodalizi mafiosi abbiano stretto accordi volti a programmare la rotazione illecita degli appalti pubblici tra le imprese affiliate effettuando offerte pilotate verso il maggior ribasso. Nel secondo semestre del 2021, la Dia ha mantenuto il focus sulle procedure di affidamento ed esecuzione degli appalti riguardanti le opere pubbliche. L’attività di controllo si è rivolta inoltre sull’assetto delle imprese coinvolte nell’esecuzione dei lavori allo scopo di individuare possibili infiltrazioni mafiose. Sono stati effettuati 6.497 accertamenti sulle persone fisiche a vario titolo collegate alle imprese. Per quanto concerne le richieste di accertamenti antimafia pervenute dalla Struttura di Missione, l’Ocap in seno alla Dia ha proseguito l’esecuzione di accertamenti funzionali all’iscrizione nell’Anagrafe antimafia degli esecutori degli operatori economici interessati all’esecuzione di interventi urgenti di riparazione o di ripristino. Il circuito informativo ha visto l’esecuzione di 5.487 richieste di accertamenti antimafia a carico di 6.971 imprese e di 28.621 persone fisiche ad esse collegate. La portata della normativa antimafia si estende anche alla fase successiva alle gare d’appalto, a quelle delle esecuzioni dei contratti. Gli accessi ai cantieri rientrano negli accertamenti eseguiti dai Gruppi Interforze e costituiscono uno degli strumenti più incisivi per scoprire possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nelle varie fasi di realizzazione di un’opera pubblica. In sintesi il controllo si sostanzia nel verificare sul posto le persone fisiche e giuridiche presenti, gli strumenti impiegati (mezzi e attrezzature) e la documentazione contrattuale posta in essere tra stazione appaltante/aggiudicatario/eventuali terzi in subappalto. Il patrimonio informativo così acquisito viene inviato alla Prefettura competente e da questa utilizzato per alimentare il Sistema Informatico Rilevazione Accessi ai Cantieri gestito dalla Dia. I Prefetti possono intervenire nella fase di esecuzione dei lavori mediante l’adozione eventuale di provvedimenti antimafia interdittivi. Lo strumento costituisce un vero e proprio argine contro l’infiltrazione delle mafie durante l’esecuzione di un’opera pubblica. In Campania i provvedimenti interdittivi antimafia sono stati 127 in tutto il corso del 2021, e sono stati 65 nel secondo semestre. Numeri tra i più alti registrati lungo tutto lo Stivale, «secondi» solo ai dati raccolti in Calabria (207) e Sicilia (136). Staccatissime la Lombardia (68) e la Puglia (63) quarta e quinta regione nella classifica delle maglie nere.

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