Andrea Ripa

Condanne ai narcos dei Batti, 90 anni di carcere alla holding della droga tra San Giuseppe Vesuviano e Terzigno

Andrea Ripa,  

Condanne ai narcos dei Batti, 90 anni di carcere alla holding della droga tra San Giuseppe Vesuviano e Terzigno

Novant’anni di carcere per i narcos del Vesuviano. I lievi sconti arrivati in Corte d’Appello per i vertici e per i gregari della organizzazione criminale gestita dai fratelli Batti confermano in larga parte quanto descritto dagli investigatori durante la lunga indagine che ha inchiodato una delle famiglie più potenti dell’hinterland e specializzata nel mercato della droga. Quindici imputati sono stati condannati dai giudici della Corte d’Appello di Napoli. L’ultima sentenza riassume l’imponente giro d’affari di un’associazione a delinquere comunque spietata, dedita al narcotraffico e disposta quasi a tutto, anche alla detenzione illecita di micidiali armi da fuoco per ingrossare gli affari sporchi dei “milanesi”. In questo modo sono infatti conosciuti a San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, le due roccaforti della nuova famiglia criminale, i fratelli Batti. Ovvero Luigi (che sarà giudicato la prossima settimana causa assenza per motivi di salute dell’imputato), Alan Cristian e Alfredo, tutti nati a Milano, considerati gli eredi del capostipite Salvatore Batti, quest’ultimo legato un tempo alla Nco di Raffaele Cutolo. Secondo gli inquirenti, il leader della nuova e feroce famiglia criminale era Alfredo Batti. Proprio a quest’ultimo – difeso dagli avvocati Del Vecchio e De Gennaro – è stata inflitta una condanna a 15 anni di reclusione (in primo grado erano stati venti). Ad Alan Cristian Batti – difeso dall’avvocato Giuseppe Perfetto – sono stati inflitti, invece, 8 anni di reclusione, 6 anni e 8 mesi a Giuseppina Batti. Pene ridotte, ma altrettanto severe anche per Michele Tufano (7 anni e 8 mesi di carcere), Angelo Auriemma (7 anni), Salvatore Ambrosio (6 anni e 8 mesi) E Ferdinando Campanile (8 anni e 11 mesi di carcere). Coinvolto nell’inchiesta anche Cristian Sorrentino, il nipote del boss di Poggiomarino Rosario Giugliano, a cui sono stati inflitti 5 anni e 8 mesi di carcere. Cinque anni di reclusione anche per Vincenzo Guastafierro, difeso dall’avvocato Ausiello. Nata a partire dal 2008, all’ombra del clan Fabbrocino, ma presto capace di imporsi nel mercato dello smercio al dettaglio degli stupefacenti. Un giro di affari sporchi, legati ai carichi di droga importati dall’estero e alle estorsioni ai danni degli imprenditori. Un presunto business illecito ricostruito dalla Dda napoletana e dal nucleo investigativo della compagnia di Torre Annunziata, che il 14 maggio di un anno fa eseguirono 11 ordinanze di custodia cautelare su ordine del gip di Napoli. Alla sbarra sono finite in totale 29 persone (in 4 hanno però scelto il rito ordinario a processo, ndr). L’inchiesta ha preso spunto dai tentati omicidi di Luigi Avino e di Mario Nunzio Fabbrocini, avvenuti nel 2013 a Terzigno e a San Giuseppe Vesuviano, aree tradizionalmente controllate dal clan Fabbrocino. Secondo gli inquirenti era chiaro che fosse in atto un’alterazione degli equilibri criminali sul territorio. E in merito le confessioni di alcuni collaboratori di giustizia avevano rivelato che, già nel 2008, i Batti erano stati autorizzati dai Fabbrocino a spacciare stupefacenti nella città di San Giuseppe, dietro il versamento di una parte dei proventi allo stesso clan. L’avvio delle indagini ha rivelato che il nuovo gruppo dei Batti avrebbe infine guadagnato e in poco tempo maggiori spazi di operatività criminale nella zona vesuviana.

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