Castellammare. L’Antimafia esilia il boss del clan Cesarano, Antonio Inserra

Tiziano Valle,  

Castellammare. L’Antimafia esilia il boss del clan Cesarano, Antonio Inserra

Il boss del clan Cesarano Antonio Inserra, alias ‘o guerriero, è stato esiliato da Castellammare di Stabia e dovrà trascorrere due anni in una casa-lavoro, fuori Regione. Un provvedimento che invece è riuscito ad evitare Salvatore Sansone, consuocero del boss Vincenzo Cesarano, perché secondo la sentenza emessa lo scorso giugno dal Tribunale di Napoli (sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione), non è più un soggetto socialmente pericoloso. Una tesi confermata nella giornata di ieri dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Spoleto, che ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Massimo Autieri, è ha deciso di non applicare il trasferimento in casa-lavoro di Sansone che, revocata anche la misura della sorveglianza speciale, è ora definitivamente libero.  Il 54enne di Ponte Persica è stato scarcerato lo scorso febbraio dopo 12 anni di detenzione. Un personaggio che era finito dietro le sbarre perché imponeva estorsioni da 50mila euro agli imprenditori attivi nel mercato dei fiori. Sansone era uscito dal carcere di Terni nel 2022 perché era stata accolta l’istanza presentata dalla sua difesa, rappresentata dall’avvocato Massimo Autieri, relativa al ricalcolo della pena, sulla base della continuazione che ha ottenuto per alcuni reati commessi nei primi anni del duemila. Una questione tecnica che gli ha consentito di tornare a casa dopo 12 anni, ma comunque con un certo anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto. In questi casi casi scatta l’automatismo della casa-lavoro, per due anni, come forma di prevenzione per chi ha scontato condanne per associazione mafiosa. Ma nel suo caso, il giudizio del Tribunale di Napoli che l’ha dichiarato non più socialmente pericoloso ha avuto il suo peso. Discorso diverso invece per Antonio Inserra, ‘o guerriero, considerato uno dei reggenti del clan Cesarano dai primi anni del duemila, che ha scontato una lunga condanna al 41-bis, prima della scarcerazione avvenuta lo scorso maggio. Inserra ha già lasciato Castellammare e raggiunto la casa-lavoro a centinaia di chilometri di distanza dalla Campania, dove dovrà restare fino al 2024. Ma anche in questo caso la difesa sostiene che non è un soggetto attualmente pericoloso e punta a chiedere la revoca del provvedimento. C’è da dire che Inserra ha precedenti di detenzione che sono stati anche oggetto di un’articolata inchiesta dell’Antimafia. Gli investigatori, infatti, riuscirono ad accertare come il boss fosse capace di far entrare anche cellulari in cella, oltre che una donna, corrompendo alcune guardie carcerarie.

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