Castellammare. Il boss Mosca sul parco delle Terme: «Si compra per due carte e mezze»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il boss Mosca sul parco delle Terme: «Si compra per due carte e mezze»

Il parco idropinico delle Nuove Terme «si poteva comprare per un paio di carte, un paio di carte mezzo, ma poi ci vuole un altro milione di euro dentro per metterci le giostre». A parlare è il boss di Scanzano, Sergio Mosca, che mentre è al telefono con una persona commenta il destino di quei beni della Sint distrutti e abbandonati già da anni. L’intercettazione integrale è stata depositata nei giorni scorsi nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta Domino, che nel 2019 ha portato all’arresto di una ventina di persone ritenute affiliate al clan D’Alessandro. Un’intercettazione importante dal punto di vista investigativo perché offre uno spunto su quelli che sono gli interessi della cosca di Scanzano, alla vigilia del bando per la vendita all’asta tutti i beni della Sint (Hotel delle Terme, ex stabilimento delle Nuove Terme, Villa Ersilia e parco idropinico), che potrebbe essere pubblicato già nelle prossime settimane. Cinque anni fa, nel 2017, il destino dei beni delle Terme è già oggetto delle discussioni di personaggi come Sergio Mosca, che sono considerati dall’Antimafia al vertice della cosca di Scanzano. L’intercettazione, finora mai emersa, vede il boss della cosca commentare al telefono con un’altra persona il battibecco avuto con una guardia giurata che chiedeva a Mosca cosa ci facesse nel parcheggio delle Nuove Terme. «Cosa ci faccio qui? Io sono il padrone. Qua è tutto mio», la risposta del boss che allontanò il vigilantes. Proprio questo battibecco dà spunto per la domanda che l’interlocutore rivolge a Mosca: «Ma le Terme le puoi comprare?». La risposta di Sergio Mosca è perentoria: «Ma chi se le deve comprare queste Terme? Ma chi se le compra? Ci vogliono troppi soldi». Il riferimento, come si comprende nel prosieguo dell’intercettazione, è però solo all’immobile che fino a una decina di anni fa ha ospitato le Nuove Terme. Perché il boss apre uno spiraglio quando il discorso scivola su «questo spazio quaggiù, mi è dispiaciuto». Il riferimento è al parco idropinico del Solaro. «Si poteva comprare per un paio di carte, un paio di carte e mezzo (verosimilmente milioni di euro), poi ci vuole un altro milione di euro dentro per metterci le giostre». Insomma, Mosca aveva immaginato anche un possibile destino per quell’area immersa nel verde e oggi negata alla città. Tuttavia, il boss aveva qualche remora su un intervento diretto della cosca in quell’affare: «Poi viene questo, il Governo, e ti dice “Qua è tutta roba mia, porta qua”. E te lo sequestra, oppure incominciamo a venire i figli di questo, i figli di quell’altro, si mettono lì dentro, litigano e dopo abbiamo buttato via tutto». Il timore che lo Stato possa confiscare i beni è forte, come d’altronde per tutte le organizzazioni criminali e gli affiliati di camorra: «Io ho un’azienda ben avviata. Non mi sequestrano proprio niente, si possono prendere solo quello che ho in tasca, perché io ho tutto nel mio cervello». Un’intercettazione che spinge gli investigatori a tenere alta la guardia su quello che sarà il destino dei beni di proprietà della Sint.

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