L’ex ministro Sergio Costa guarda al futuro: “Ora cambiamo questa terra”

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L’ex ministro Sergio Costa guarda al futuro: “Ora cambiamo questa terra”

«Il Movimento Cinque Stelle ha parlato a una fetta della popolazione che è fragile, non tutelata e dimenticata. Oggi siamo noi i protagonisti del perimetro progressista».

Sergio Costa, generale dei carabinieri, ex ministro dell’Ambiente, fresco di vittoria nello storico collegio di Fuorigrotta contro Di Maio, apre così il suo ragionamento politico.

Onorevole Costa, quindi a sinistra ci siete voi?

«Anzitutto un chiarimento: il collegio di Fuorigrotta non è più quello storico, ma è molto più grande. E’ chiaro dunque che, nella nuova visione che ci siamo costruiti, il Movimento si è perimetrato nel progressismo di sinistra, parla di reddito, di lotta al precariato, salario minimo, scuola e sanità pubblica,  ambiente: è palese che un elettore di un territorio che ha sempre votato a sinistra ora vede quei valori nei Cinque stelle, il nostro successo viene da lì»

Il ruolo di Giuseppe Conte quanto ha contribuito?

«Conte ha fatto tre anni da premier. E li ha fatti con la pandemia. Vuol dire aver mantenuto la barra diritta in un paese importante dialogando con l’Europa. E’ cresciuto e ha capito cosa significa guardare alle fasce più fragili, a chi in quel periodo non metteva il piatto a tavola. Certo parliamo di una misura come il reddito, ma non solo quella. Ci sono anche tante altre cose che sono state realizzate».

Però sapevate di essere opposizione. Così è più facile.

«Certo sapevamo che andando separati a causa di una pessima legge elettorale saremmo andati all’opposizione ma è pur vero che non abbiamo urlato, abbiamo parlato di argomenti concreti, intercettando fragilità e diseguaglianze del paese che colpiscono quasi venti milioni di italiani. Noi abbiamo provato a dare speranza, visione. Lui ha perimetrato il Movimento nell’area progressista, gli ha dato visione e identità. Un 2.0 che guarda a crescere in quella direzione». Ma voi col Pd tornate a dialogare?

« Noi parliamo di questi elementi quali fragilità, precarietà. Se il Pd o chiunque voglia parlare di queste cose allora ci sediamo a tavolino e possiamo costruire un fronte comune. Ma la domanda è: il pd a chi sta parlando? Ho dubbi che abbia identità di sinistra».

Per ora, però, governa il centrodestra. Teme che possa penalizzare il Sud?

«Guardi per me è un’affermazione di destra più che di centrodestra. Ma è un esito uscito dalle urne e lo hanno deciso gli italiani. Non mi preoccupa, però, la deriva fascista perché non siamo in questa fase. La Meloni si trova davanti a una battaglia, quella energetica: guardiamo i primi passi che fa e giudichiamo. Faremo opposizione rigorosa ma anche corretta e propositiva. Non quella urlante per cui ogni cosa del governo  non va bene».

Lei ha guidato il ministero dell’Ambiente: e il tema del Sarno continua ad essere centrale.

«Guardi per Il Sarno sono stati spesi tanti, troppi soldi: ma resta il fiume più inquinato d’Europa. Appena arrivai al Ministero proposi il monitoraggio concreto del fiume, con la Guardia Costiera alla foce e i carabinieri lungo le aste fluviali per vedere chi inquinava e chi no. In un anno di lavoro abbiamo portato a casa 350 sequestri e 500 denunce, un lavoro mai fatto prima. Si deve ripartire da quel monitoraggio e iniziare il Masterplan del fiume Sarno dove ci sono risorse per dare continuità a quel lavoro».

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