Mauro de Riso

Rapina da 300mila euro a Massa Lubrense: arrestati imprenditori stabiesi e sorrentini

Mauro de Riso,  

Rapina da 300mila euro a Massa Lubrense: arrestati imprenditori stabiesi e sorrentini

MASSA LUBRENSE – Avevano organizzato il furto in ogni singolo dettaglio e si sarebbero poi dati appuntamento in un b&b sorrentino dopo il colpo. Un piano perfetto con due basisti a protezione di tre esecutori materiali, che hanno aperto la cassaforte per portare via banconote, sterline in oro, monete messicane in argento “fior di conio” e soprattutto orologi di grande valore, tra cui quattro Rolex e un Audemars Piquet modello “Terminator”, come il nome dell’operazione eseguita ieri mattina dai carabinieri della compagnia di Sorrento. A tradire i ladri sarebbe stato anche un selfie, scattato in bagno, da uno dei componenti della banda, beccato dalle telecamere mentre era seduto sul water. I militari, coordinati dal capitano Ivan Iannucci, hanno dato esecuzione ieri alla misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura oplontina, nei confronti di quattro persone accusate di furto pluriaggravato in concorso, mentre un altro è tuttora latitante. In carcere sono finiti Michele Inserra, 34enne di Gragnano – difeso dagli avvocati Giuliano Sorrentino e Francesco Romano – Salvatore Dimitri, 50enne di Marigliano – difeso dall’avvocato Pasquale Napolitano – e Michele Scannapieco, 52enne di Sorrento, difeso dall’avvocato Claudio D’Isa, che segue anche Guido Zito, 31enne sorrentino per il quale è stata disposta la misura dei domiciliari. Eugenio Ganocci, 56enne di Cercola – difeso d’ufficio dall’avvocato Arturo Panariello – è attualmente ricercato. I fatti risalgono alla notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio 2021, quando venne effettuato il furto presso la sede commerciale della Clearco Srl. La denuncia del titolare, al mattino seguente, aveva dato il via alle indagini: dai primi rilievi era emerso che i ladri avevano attraversato un agrumeto limitrofo per introdursi poi nel secondo piano dell’edificio con l’uso di scale telescopiche, accedendo da una finestra del bagno non coperta da sistema di allarme. Avevano poi bypassato il sistema di videosorveglianza, praticando un foro nella parete dove era posizionata la cassaforte ad armadio, aperta con attrezzi da carpenteria e con l’uso di un flex, al pari di una seconda cassaforte più piccola, ancorata a quella principale. Le indagini sono andate avanti attraverso l’analisi dei filmati delle telecamere private di videosorveglianza, lo studio dei tabulati telefonici e il tracciamento del traffico veicolare mediante la lettura delle targhe per documentare gli spostamenti effettuati le autovetture adoperate dagli autori del reato. I militari, inoltre, nel corso delle indagini avevano anche «acquisito confidenzialmente la notizia che Scannapieco si stesse adoperando per la vendita di orologi di gran pregio», della stessa marca dei modelli rubati quella notte. Ma la svolta è arrivata a seguito delle dichiarazioni spontanee che Zito aveva deciso di affidare ai carabinieri, rivelando di aver partecipato al furto in qualità di “palo” perché convinto dallo Scannapieco, al quale non avrebbe potuto opporre rifiuto per alcuni presunti debiti pregressi nei suoi confronti. E sarebbe stato proprio Zito a fare il nome di «Eugenio da Napoli» e «Salvatore da Marigliano», arrivati a bordo di una «Fiat Panda di colore grigio metallizzato». Una ricostruzione riportata dal tenente Scarati, che aveva ascoltato Zito, il quale gli avrebbe anche riferito che «prima dell’incontro c’erano stati diversi sopralluoghi» e che «subito dopo il colpo tutti si sarebbero riuniti nel b&b di Scannapieco e poi erano partiti insieme per raggiungere l’abitazione di Inserra a Gragnano dove avevano lasciato la refurtiva».

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