Vittime e affiliati nell’agenda tramandata da boss a boss a Torre Annunziata

Giovanna Salvati,  

Vittime e affiliati nell’agenda tramandata  da boss a boss a Torre Annunziata

Un libro mastro nelle mani del clan con una lunga lista di commercianti, imprenditori, semplici negozianti vittime della camorra e costretti a versare mensilmente una quota nelle casse del clan. Un agenda rossa che è passata da Valentino senior alle mani di Giuseppe Carpentieri: 40 anni di minacce alla città, estorsioni e nessuna denuncia. Una lista preziosa nascosta dal genero del boss ma sulla quale ora sono concentrate le ricerche degli inquirenti. E’ questo un altro elemento che spunta fuori dall’ordinanza di custodia cautelare che giovedì mattina ha portato all’arresto di quattro persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa ed estorsione. Nei guai è finito l’ex direttore sportivo del Savoia, Felicio Ferraro, suo fratello Salvatore, alias o’ capitano ed uno dei colonnelli del clan Gionta. In manette anche Salvatore Palumbo, alias o maccat e Giuseppe Carpentieri (entrambi scampati alla morte in due diversi agguati). Sono tutti finiti nei guai dopo le dichiarazioni del pentito Pietro Izzo, ex estorsore del clan dei Gionta che da due anni ha deciso di collaborare e raccontare i segreti della cosca. Una decisione presa dopo aver saputo che all’interno della cosca c’era chi aveva deciso di ucciderlo. Ed è proprio Izzo ad aver fornito una serie di elementi negli ultimi interrogatori con tanto di prove schiaccianti sul giro di estorsioni gestito dai quattro e ad incastrare Felicio Ferraro, accusato di essere il volto pulito e per questo insospettabile e tramite tra la società sportiva del Savoia e il clan dei Gionta. Era lui ad accompagnare a bordo del campo Giraud Giuseppe Carpentieri, il marito di Teresa Gionta, figlia del capoclan dei Valentini ed incassare dalle mani dei presidenti che si sono susseguiti nel corso della storia calcistica alla guida del Savoia, mazzette. Una tangente da 150mila euro è quella che spunta, e raccontata nei minimi dettagli da Izzo ma ancora prima i quasi 500mila euro consegnati invece da Mario Moxedano. Insomma le mani sporche di una camorra che non aveva risparmiato nemmeno la fede dei torresi, la passione che fa sognare i tanti giovani dal 1908. E tra gli elementi inquietanti che spuntano fuori anche un libro mastro. Si tratta di un quaderno dove vengono riportati tutti i nomi delle vittime di estorsione. Una città intera sotto scacco che era costretta a pagare. A raccontare i dettagli è sempre Pietro Izzo in un verbale dell’agosto 2022, dichiarazioni quindi recentissime. Izzo spiega «la lista delle estorsioni era in mano al Capitano, quando uscì dal carcere Aldo Gionta detto il Poeta, figlio di Valentino Gionta Senior, lui si prese la lista delle estorsioni, ed è una lista, sempre la stessa, che ora è in mano invece ai membri della famiglia Gionta». Poi aggiunge «fino a quando Carpentieri Giuseppe non è stato arrestato era lui a tenere la lista tant’è che quando è stato arrestato lui mi confidò che aveva la preoccupazione di come conservare e nascondere la lista. Questa lista è contenuta in un’agenda rossa che riporta, non soltanto i nominativi di quelli che pagano storicamente al clan Gionta, con indicate le date precise dei pagamenti, ma anche i nominativi delle persone che devono essere rispettate ossia di quei soggetti che devono essere sempre mantenuti». Un’agenda che almeno per il momento non è stata ancora trovata dagli investigatori nonostante le continue perquisizioni. Ma è proprio in questo contesto che emerge anche un altro scenario «Attualmente Ferraro non è più tenuto in considerazione nell’ambito del clan, – svela ancora Izzo – me lo ha confidato Carpentieri, una volta entrato in carcere, egli non gode più di alcuna fiducia nell’ambito del clan. Il Ferraro infatti, era addetto, in passato, alla gestione delle estorsioni, non è stato molto limpido nella ripartizione dei proventi, non mettendo “sulla tavola” tutto il ricavato delle attività estorsive e tale cosa era ormai risaputa all’interno del clan ecco perché aveva perso credibilità e nessuno lo ha preso più in considerazione. Inoltre, mi riferisco al 2011, lui si rivolse anche in malo modo verso la mamma di Giuseppe Carpentieri donna molto stimata all’interno del palazzo Fienga: in una occasione, entrò a casa di Salvatore Ferraro, che stava facendo i mensili per i carcerati, contestandogli che al figlio Pinuccio, detenuto, non era stato ancora dato il mensile. Il Ferraro le rispose in malo modo dicendo: «Dici a tuo figlio che si facesse la galera, ora sto fuori io e comando io». Parole queste che fecero subito alimentare delle frizioni all’interno del clan. Ferraro da tempo si era rintanato a causa delle sue condizioni di salute: era stato proprio la sua condizione di incompatibilità con il regime penitenziario a riportarlo in libertà qualche anno fa. Una libertà che ha assaporato per poco tempo perché ancora una volta era riuscito a rimettersi in gioco guadagnandosi nuovamente la galera.

Il pentito svela l’esistenza di due liste: i “finanziatori” e isoldati della cosca Chi possiede gli elenchi ha in mano lo scettro del clan Gionta «Il marito di Teresa era tornato a comandare dopo la scarcerazione»

Gli arrestati

Giuseppe Carpentieri

Salvatore Ferraro

Felicio Ferraro

CRONACA