Accusato di corruzione, il giudice scagiona il re delle farmacie di Torre Annunziata

Giovanna Salvati,  

Accusato di corruzione, il giudice scagiona il re delle farmacie di Torre Annunziata

«Finisce un incubo durato anni, alla fine la verità è saltata fuori e la giustizia ha dimostrato la mia estraneità ai fatti». Nazario Matachione era accusato di far parte di un sistema collaudato per lucrare sulle prescrizioni mediche, accuse sostenute anche dalle dichiarazioni della sua ex moglie. Il 19 settembre il giudice Antonello Anzalone ha disposto l’archiviazione del procedimento assecondando la richiesta del pubblico ministero che aveva indagato sui fatti. «Non sono emersi elementio capaci di sostenere l’accusa in giudizio», ha scritto il pm. Anzi, di più. «Non sono emersi sufficienti elementi atti a dimostrare l’esistenza di un gruppo criminale organizzato che aveva il fine di alimentare un sistema di corruzione». Dopo anni di indagini, duenque, crollano le accuse mosse al re delle farmacie che era stato indagato sulla base di un teorema preciso: favori ai medici di base (fitti e spese professionaliI) che in cambio provvedevano ad indirizzare alle sue farmacie molti pazienti per acquistare i farmaci prescritti. Il pm ha rilevato condotte rilevanti sotto il profilo disciplinare ma non penale. «Nonostante le indagini serrate – scrive la procura – le parole di Maria Palomba non hanno trovato riscontri sufficienti». Il provvedimento salva anche tutti gli altri indagati chiamati a rispondere eventualmente di presunti illeciti commessi in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale. Un’archiviazione che suona come una sconfitta per l’ex moglie di Nazario Matachione, Maria Palomba, che aveva accusato suo marito negli anni in cui era in atto una vera e propria corsa alle farmacie sul territorio torrese e su quello dei Comuni limitrofi. Una battaglia che aveva generato decine di faldoni e migliaia di pagine sulla scrivania dei magistrati della procura della Repubblica presso il tribunale di Torre Annunziata. Tutto inizia nell’ottobre del 2014 quando Matachione viene addirittura arrestato. Due diversi ordini di carcerazione per corruzione (nei confronti di ufficiali della Finanza) lo raggiungono in due settimane. Da quelle accuse Matachione è stato scagionato senza che fosse necessario il processo. Archiviazione. Certo, non dimenticherà i mesi tra il carcere di Poggioreale e i domiciliari a Napoli. Non dimenticherà il declino del suo impero farmaceutico sotto i colpi delle accuse. Anche l’accusa di evasione fiscale mossa ai suoi collaboratori erano crollate dopo  tre anni di processo. Un super perito concluse che Matachione non aveva evaso il fisco. Ora che anche questa vicenda è chiusa, Matachione si lascia andare solo ad un commento misurato. «Con questa archiviazione ho messo fine ad un calvario giudiziario che è durato nove anni. Tutti i capi d’accusa, nessuno escluso, sono stati archiviati, compreso la maxi evasione». E ancora: «Devo dire grazie alla procura e al tribunale, che hanno voluto fare un’archiviazione motivata. Alla fine la giustizia ha funzionato. La Procura stessa ha chiesto l’archiviazione, e questo è indicativo». A Nazario Matachione ora interessa guardare avanti, pensare al futuro, alla famiglia e al lavoro «che sta avendo riconoscimenti internazionali». Matachione, quello che era finito nel mirino dei magistrati come re delle farmacie, ha vinto uno dei premi più prestigiosi a livello internazionale per il progetto Flogap, è stato premiato insieme ad Audì, Cisco, altri leader di imprese. Come dire, chiude: «Va bene celebrare il successo, ma è più importante prestare attenzione alle lezioni di fallimento».

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