Castellammare. Il clan finanziava i costruttori stabiesi: soldi per pagare operai e materiali

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il clan finanziava i costruttori stabiesi: soldi per pagare operai e materiali

Il clan D’Alessandro è una sorta di banca per i costruttori di Castellammare che lavorano negli appalti pubblici. Se hanno disponibilità economica pagano il pizzo sui lavori che eseguono. Quando le pubbliche amministrazioni fanno registrare dei ritardi nei pagamenti degli stati di avanzamenti dei lavori, i costruttori si rivolgono alla cosca che anticipa i soldi per pagare i dipendenti o acquistare i materiali necessari, intascando una percentuale usuraia sul prestito. Uno scenario che emerge in modo palese dalle centinaia di pagine di intercettazioni depositate nei giorni scorsi dai periti incaricati dal Tribunale di Torre Annunziata e finite agli atti di Domino, il processo nato dalla maxi-inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo investigativo oplontino, che hanno ricostruito gli affari della cosca di Scanzano tra il 2017 e il 2019. Il dominus, in quel periodo, era Sergio Mosca, suocero del boss Pasquale D’Alessandro che muoveva i fili del clan, dando ordini agli affiliati e gestendo di fatto la cassa della cosca. Tra i business di Scanzano c’era l’usura. I prestiti venivano concessi soprattutto a piccoli o grandi imprenditori di Castellammare di Stabia, costretti poi a pagare ogni mese gli interessi al clan. Chi si rivolgeva alla cosca sapeva di poter ottenere la liquidità necessaria in pochissimo tempo, talvolta in meno di 48 ore. E quando le banche stringevano la cinghia, gli imprenditori che ne avevano bisogno non ci pensavano troppo a rivolgersi agli emissari del clan. Tra le pagine delle intercettazioni vengono fuori anche i nomi dei costruttori. «Questo vuole sempre soldi, adesso mi ha chiesto 3mila euro e ha detto che è disposto a spendere pure qualcosa in più», è una delle richieste che un uomo al servizio di Sergio Mosca portava al boss, che doveva decidere se concedere o meno il prestito. In un altro caso, è sempre Mosca a informarsi sul motivo della richiesta di un prestito da parte di un imprenditore, ricevendo in cambio la risposta: «Il Comune ancora non ha pagato, quelli si prendono un po’ di tempo, ma lui a fine mese deve pagare le mesate agli operai». Il finanziamento di piccoli o grandi costruttori di Castellammare di Stabia garantiva un profitto extra al clan, rispetto a quello che arrivava dal pizzo, che comunque le imprese dovevano pagare. Un fiume di soldi, un giro da centinaia di migliaia di euro al mese, che entravano e uscivano dalle casse della cosca, che spingeva molto per “vendere” denaro, in modo da tenerlo sempre in movimento ed eludere i possibili sequestri. Un sistema in cui però era fondamentale anche la complicità degli imprenditori vicini al clan D’Alessandro, che si proponevano anche per appalti che magari non riuscivano a sostenere economicamente, consapevoli che la cosca li avrebbe supportati – guadagnando soldi – in caso di difficoltà. Chi pagava il conto? Semplice, i cittadini. Che devono accontentarsi di lavori fatti male e con materiali scadenti.

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