Pizzo e camorra a Torre Annunziata, parla il genero di Gionta: «Il Savoia non si tocca»

Giovanna Salvati,  

Pizzo e camorra a Torre Annunziata, parla il genero di Gionta: «Il Savoia non si tocca»

«Sono stato in carcere fino al 2020, non ho mai preso soldi per il Savoia». E’ quanto ha dichiarato Giuseppe Carpentieri, il genero del boss Valentino Gionta, marito di sua figlia Teresa. Carpentieri è stato arrestato nei giorni scorsi assieme a Salvatore Ferraro e suo fratello Felicio e Salvatore Palumbo. Per tutti l’accusa è di associazione e estorsione. L’inchiesta ha portato alla luce, anche grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia  come la società del Savoia fosse costretta a versare una tangente nelle tasche della camorra e in particolare del clan Gionta. E tra coloro che riscuotevano la somma c’era proprio Carpentieri che- come racconta il pentito Pietro Izzo – si recava con Felicio Ferraro, ex ds del Savoia, su campo da gioco. Proprio su questo Carpentieri, durante l’interrogatorio di garanzia ha deciso di non restare in silenzio, per la prima volta, e raccontare la sua verità. Non si è avvalso di alcuna facoltà e diritto di rimanere in silenzio ma si è sottoposto ad interrogatorio al fine di rispondere alle domande del Giudice.  L’indagato ha precisato di non aver nulla a che vedere con la vicenda che vede il Savoia calcio vittima nel corso degli ultimi 20 anni di sistematiche ipotesi estorsive. «Sono stato ininterrottamente detenuto dall’inizio degli anni 90 al 2020 – ha detto – in carcere e non avrei mai potuto prendere quei soldi e di raccontare di estorsioni al Savoia ai collaboratori di giustizia Palumbo Michele , Saurro Vincenzo e da ultimo Pietro Izzo». Carpentieri, ha infatti ripercorso il periodo della sua detenzione con quanto hanno dichiarato i pentiti che non avrebbero – sempre secondo quanto dichiarato con date alla mano – incontrato Carpentieri rispettivamente nel 2003/2004 per Palumbo, nel , 2009 Saurro e nel 2015 Izzo. «Trattasi di periodi temporali incompatibili , come ribadito in sede di interrogatorio dall’indagato con il proprio periodo di lunga detenzione». Inoltre lo stesso Carpentieri nel rispondere alle domande ha precisato non solo di non essersi mai recato presso il campo della società Savoia Calcio in Torre Annunziata da quando è stato rimesso in libertà, di non conoscere il Presidente del Savoia e soprattutto di essere stato non solo sottoposto immediatamente alla scarcerazione alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con costanti e continui controlli da parte delle forze dell’ordine «figuriamoci se non mi avrebbero visto in mezzo ad un campo di calcio». Infine lo stesso Carpetieri ha evidenziato di non essere il soggetto denominato “pinuccio” nell’ambito delle captzioni ambientali presenti nell’ordinanza, precisando di non essere l’unico “pinuccio” di Torre Annunziata e facendo notare che l’episodio della presenza di tale “pinuccio” presso lo stadio del Savoia calcio di Torre Annunziata risale, secondo quando emerge dalle stesse conversazione ad un periodo temporale incompatibile con la sua “libertà” ottenuta soltanto agli inizi del 2020.

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