Castellammare. Incandidabilità, rischia di saltare il giudizio per 14 politici

Tiziano Valle,  

Castellammare. Incandidabilità, rischia di saltare il giudizio per 14 politici

Per la seconda volta consecutiva l’Avvocatura di Stato non è riuscita a notificare gli atti all’ex assessore alle Politiche Sociali, Antonella Esposito, che risulta residente fuori regione. Una situazione «veramente anomala» – per utilizzare le parole dei giudici del Tribunale di Torre Annunziata -, che ha scatenato i legali dei 14 politici di Castellammare di Stabia, su cui pende la spada di damocle dell’incandidabilità per due tornate elettorali, dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche. Una gaffes che ha spinto la difesa a chiedere l’estinzione del giudizio per gli ex amministratori comunali. Un’eccezione su cui la prima sezione civile del Tribunale di Torre Annunziata, presieduta dalla dottoressa Marianna Lopiano, si è riservata, rinviando la decisione tra 30 giorni. Un’udienza surreale quella che è andata in scena ieri al piano terra del Palazzo di giustizia di Torre Annunziata. Presenti l’ex sindaco Gaetano Cimmino, gli ex assessori Fulvio Calì, Giovanni Russo, Antonio Cimmino, Sabrina Di Gennaroe gli ex consiglieri comunali Emanuele D’Apice, Lello Tito, Annamaria De Simone, Barbara Di Maio, Enza Maresca, Giovanni Nastelli e Francesco Iovino, accompagnati dai loro legali. Unici assenti l’ex assessore Antonella Esposito e l’ex consigliera comunale Eutalia Esposito. L’Avvocatura di Stato, attraverso un suo rappresentante presente in aula, ha raccontato delle difficoltà a notificare gli atti all’ex assessore Antonella Esposito, per via di un numero civico che non risulta nel suo Comune di residenza. Un problema che era già emerso nel corso della prima udienza dello scorso luglio e che – secondo i legali dei politici – avrebbe dovuto spingere l’Avvocatura di Stato a valutare un altro modo per notificare gli atti a una persona anche abbastanza nota, considerando che ha ricoperto incarichi pubblici fino a pochi mesi fa prima a Castellammare di Stabia e poi a Torre del Greco. Proprio la ripetizione dello stesso errore di notifica ha spinto i legali dei 14 politici a chiedere l’estinzione del giudizio, mentre l’Avvocatura di Stato ha provato a correre ai ripari chiedendo la separazione del giudizio per l’ex assessore alle Politiche Sociali, Antonella Esposito. I giudici si esprimeranno entro 30 giorni, un termine concesso anche alle parti per produrre eventuali memorie. La decisione, dunque, dovrebbe arrivare a ridosso della sentenza del Tar del Lazio sul ricorso presentato da 19 ex amministratori di Castellammare di Stabia (ex sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza), contro lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Uno scioglimento che ha poi originato le proposte d’incandidabilità per 14 ex amministratori, sui quali pesano a vario titolo contatti con esponenti della criminalità organizzata, parentele con pregiudicati e appalti affidati a società gestite o nelle quali venivano impiegate loro familiari. La difesa dell’ex primo cittadino, nelle settimane scorse, ha integrato il ricorso presentato al Tar del Lazio con nuovi documenti che sono stati messi a disposizione dei giudici romani. Molto verte sul fatto che, secondo la difesa, sarebbero state addossate responsabilità alla parte amministrativa (rispetto ad alcune criticità riscontrate dalla commissione d’accesso), che in realtà svolge solo una funzione d’indirizzo politico all’interno di un Comune, dimenticando alcune denunce che erano state prodotte dalla stessa amministrazione. Una tesi che contrasta con la visione del Ministero dell’Interno che ha sottolineato come ci fossero diversi punti di contatto tra la parte politica e la criminalità organizzata, che avrebbero favorito proprio le infiltrazioni mafiose a Palazzo Farnese.

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