Alex, suicidio annunciato nelle chat con la fidanzata

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Alex, suicidio annunciato nelle chat con la fidanzata

Una parola che Alessandro Cascone, studente modello, aveva scritto più volte, anche pochi minuti prima di sedersi sulla finestra della sua cameretta, per poi cadere nel vuoto. Una parola che è stata registrata nel motore di ricerca del suo Pc, inserita nella frase “suicidio senza soffrire”. Quel gesto estremo non è stato frutto di un pensiero istantaneo per il quale Alessandro ha agito di istinto, ma probabilmente era nella mente del ragazzino dal giorno precedente.

Pressioni da parte dei bulli che hanno portato alla decisione più difficile e drastica per un ragazzino in preda alla disperazione. Le indagini, ancora in corso, continuano a portare alla luce una realtà orrenda dietro la quale resta nascosta la causa ultima che ha ucciso Alessandro. Quei social utilizzati per veicolare veleno e odio, da un gruppo di bulli che è, adesso, al centro di una seconda denuncia da parte di un coetaneo di Alessandro e a cui quei ragazzi avrebbero riservato lo stesso trattamento. E ancora: sotto i riflettori restano anche le chat, quello scambio di messaggi, tra Alessandro e la sua fidanzatina intercorsi nelle 24 ore precedenti alla tragedia. Chat nelle quali Alessandro avrebbe palesato un malessere. Eppure la sera del 31 agosto Alessandro era stato definito “sereno”, proprio dagli amici che erano stati invitati alla festa che il tredicenne aveva organizzato per il suo onomastico. Ma poche ore dopo quella “serenità” è finita per sempre. Alle 11 del primo giorno di settembre, in un condominio di via Lamma, il decesso di Alessandro ha segnato tutti.

“E’ stata una disgrazia” era stato ipotizzato nell’immediato, rispetto ai primi rilievi degli investigatori. Una pista che era stata abbandonata poco dopo, appena il cellulare di Alessandro ha raccontato ben altro. E quel racconto, fatto di buio, continua a essere trascritto dagli inquirenti, impegnati a mettere nero su bianco di quanto trovato negli smartphone dei sei ragazzi, di cui 4 minorenni e 2 maggiorenni, tutti imparentati tra loro. E a essere acquisito era stato, successivamente, anche il telefonino dell’ultima fidanzatina di Alessandro, alla quale il tredicenne terrorizzato ha forse confidato qualcosa di maggiormente drammatico. La tragedia di Alessandro resta una ferita aperta e non soltanto per Gragnano, ma per l’Italia intera. Ancora una volta il ministro della Pubblica Istruzione, Patrizio Bianchi, che aveva abbracciato i genitori di Alessandro, ha ricordato anche ieri il tredicenne: «Sono stato al carcere di Sollicciano dove i tre quarti dei detenuti sono immigrati e c’è una scuola che funziona molto bene. Ho parlato con un detenuto e ho imparato molto da lui: mi ha detto “ho voluto imparare l’italiano perché qui siamo di tante nazionalità; altrimenti l’unico modo per avere una relazione è fare a pugni”. Dobbiamo spiegare ai nostri ragazzi che serve un mondo di pace, rischiamo di assuefarci al fatto che esiste una quota di violenza scontata; troppi bulli si aggirano nella nostra società e nella nostra scuola. A Gragnano ho abbracciato i genitori distrutti di un bambino di 13 anni che si è buttato giù perché bullizzato tramite social. C’è un mucchio di lavoro da fare per la nostra scuola».

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