Pd, la strategia suicida di Sarracino: “Rompere con chi ci critica”

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Mancava solo l’orchestra l’altro giorno alla direzione napoletana del Pd chiamata a leccarsi le ferite dopo una sconfitta elettorale senza precedenti. “Sembra di stare sul Titanic – sussurrava un vecchio parlamentare – sento la musica, ma stiamo affondando”. Ottanta interventi per parlarsi addosso, capire, enucleare, sviscerare. Divisi rigorosamente per aree e correnti, senza capire che forse era proprio quella la causa principale della sconfitta. Il segretario metropolitano Marco Sarracino ha fatto sbarrare gli occhi a chi immaginava una riflessione profonda, vera, sincera sulla disfatta. Un’analisi sul perchè il Pd ha smesso di fare breccia tra gli elettori. “Faremo un congresso a Napoli, allineandoci sulle regole e i tempi nazionali, un congresso della Federazione per discutere cosa eravamo e cosa siamo oggi, dopo aver perso le elezioni in maniera netta”. E poi: “La prima fase che conta è la chiamata, deve coinvolgere Art. 1, Socialisti, Demos, tutti i movimenti che sono stati con noi, ma non solo. Partiamo da loro e costruiamo una strada in cui chi entra nel Pd poi può contare”. Nessuna parola sulla distanza dal paese reale, sul voltafaccia di giovani e donne, sui precari che vedono il Pd come il partito del potere. Ancora una volta le alleanze, i nomi, i ruoli e gli incarichi. Mentre i Cinque Stelle sorridono e passano all’incasso grazie all’autolesionismo dei Democrat.  Per non parlare dei Comuni: Torre Annunziata, a guida Democrat, sciolta per camorra, Castellammare dove alle ultime elezioni i Dem presentarono una lista con 19 nomi. La chicca è arrivata quando togliendosi un sassolino dalla scarpa, che evidentemente faceva male non solo a lui, Sarracino ha attaccato il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto. Colpevole di aver rilasciato un’intervista a Metropolis in cui criticava l’atteggiamento del partito. “Poi dobbiamo guardare alcuni Comuni in cui appoggiamo sindaci di altri partiti: ho letto le parole del sindaco di Ercolano e non possiamo essere trattati così. Serve nelle prossime ore chiarezza politica con una persona che se pensa questo del Pd mi chiedo perché pensa di governare con noi la città”. Una strategia suicida quella di andare a mettere in discussione le alleanze nei comuni dove ancora i Dem governano. Sullo sfondo, ovviamente, una guerra per le poltrone, una faida per la segreteria nazionale che ha bisogno di bersagli da colpire. Nemmeno una parola sulle accuse che giovani sindaci Dem hanno rivolto con coraggio alla gestione del partito. La posa plastica dell’ennesima guerriglia vietnamita in salsa democratica. L’area Orlando contro tutti, nel mirino il capogruppo regionale Pd Casillo che pure un’idea sul voto e sulla formazione delle liste l’aveva data. “Stanze chiuse e ammuffite” le aveva definite il Governatore della Campania Vincenzo De Luca. Ma in quel caso è critica interna, quella si può accettare.      

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