I retroscena dell’inchiesta sui clan di Torre Annunziata: il Savoia pagava il boss e non i suoi calciatori

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I retroscena dell’inchiesta sui clan di Torre Annunziata: il Savoia pagava il boss e non i suoi calciatori

I conti della squadra di calcio del Savoia venivano “spolpati” dal clan Gionta anche quando non c’erano i soldi per pagare i calciatori che ogni settimana scendevano in campo per onorare la casacca. Il club pagava la camorra anche quando non riusciva a rispettare gli accordi con i propri atleti. È questo uno dei retroscena che emerge dall’inchiesta che, nei giorni scorsi, ha portato a diversi arresti eccellenti a Torre Annunziata, tra cui quello dell’ex direttore sportivo e generale dei bianchi Felicio Ferraro.

Proprio la figura del dirigente entra in gioco, stando ai verbali arricchiti dalle testimonianze del collaboratore di giustizia Pietro Izzo, in una vicenda di 7 anni fa. Quest’ultimo, infatti, ha rivelato agli inquirenti che nel 2015 Felicio Ferraro, insieme al fratello Salvatore, consegnò allo stesso Izzo 10mila euro come frutto di una estorsione ai danni del Savoia. Il collaboratore di giustizia non specifica in che mese avvenne il pagamento, indicando solo l’anno: il 2015. Un anno particolare per le sorti del Savoia. Infatti la stagione 2014/2015 fu quella in cui la formazione oplontina tornò a disputare il campionato di serie C, e quindi un torneo professionistico, dopo oltre 13 anni di attesa. Una stagione che fu costellata dai problemi finanziari del club. La società, allora presieduta da Quirico Manca che prese le redini della società oplontina dopo l’arresto dell’ex presidente Lazzaro Luce, già dopo pochi mesi di campionato ebbe difficoltà nel pagare gli stipendi ai calciatori e ai tesserati. L’ultimo stipendio pagato, infatti, di quello di ottobre, con i calciatori che da allora non ricevettero più un euro, con la squadra che ebbe anche dei punti di penalizzazione dalla Lega pro per la mancata ottemperanza delle date stabilite per il pagamento degli emolumenti. Tanto che a fine stagione il club non fu iscritto al campionato di D, dopo la retrocessione, con tanto di libri in tribunale ed escussione della fideiussione, presentata in lega all’atto dell’iscrizione in C, per pagare gli stipendi arretrati a calciatori e tesserati. Eppure i soldi per i clan c’erano sempre. «I soldi delle estorsioni arrivavano sotto forme di regalie in denaro. Di queste cose se ne occupava Felicio Ferraro. Ci regalavano anche gli abbonamenti», dice il collaboratore di giustizia all’Antimafia. Verbali circa un pagamento di 10mila nel 2015 capaci di descrivere la forza del clan anche sulla squadra di calcio locale; la camorra aveva messo le mani anche su quello. È chiaro che il collaboratore di giustizia Izzo non indica un mese preciso, quindi il pagamento potrebbe ricadere anche nella stagione calcistica successiva, quella 2015/2016 iniziata a luglio, quando il club ripartì dal campionato di Eccellenza con il titolo del Campania Ponticelli, con l’avvocato Arnaldo Todisco che fece rinascere il calcio insieme a un gruppo di imprenditori torresi. E dove non mancarono problemi e scontri. Di quel club Felicio Ferraro di direttore sportivo fino a novembre, sempre del 2015, salvo poi dimettersi per divergenze di vedute proprio con l’allora patron Arnaldo Todisco.

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