De Luca a valanga sul Pd: “Un partito di bande, meglio che muoia”

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De Luca a valanga sul Pd: “Un partito di bande, meglio che muoia”

“Per lo Stato e i partiti arrivano crisi quando si formano aree di parassitismo e clientela politica, fino alla chiusura autoreferenziale e non democratica. Se un partito arriva in queste condizioni meglio che muoia. Non abbiate rimpianti se un partito si riduce a una somma di bande e i congressi non servono a niente”. E’ un’entrata a gamba tesa, quella del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca che, pur senza citarlo, affonda la critica nei confronti del Pd. “Ci auguriamo – ha aggiunto – che questa stagione politica si sviluppi non ideologizzando i problemi. Ma sappiamo anche che il risultato elettorale è per metà merito di chi ha vinto e metà demerito di chi ha perso. Vedo alcuni ministri di un partito che conosciamo che da anni distruggono l’area riformista e in queste ore sono protagonisti del congresso”. Del Pd, il suo partito, De Luca ha parlato chiaramente criticando l’abuso d’atto ufficio “che è una – ha detto – delle ignominie dell’Italia. Non si è cambiato per la viltà politica del Pd in primo luogo, una vergogna, un opportunismo, una subalternità alla magistratura per dimenticare l’esperienza di chi è in campo per amministrare la pubblica amministrazione. Così l’Italia è un Paese morto. Se un dirigente pubblico viene considerato colpevole di abuso di atto ufficio c’è il suo dimezzamento dello stipendio e il trasferimento a un settore non operativo, cioè la rovina della vita nell’indifferenza generale. Una cosa vergognosa. Se un dirigente deve assumersi un briciolo di responsabilità su questo non lo farà mai così l’amministrazione pubblica fallisce” le parole del leader Dem che fa intuire come all’idea di candidarsi per la segreteria nazionale ci stia pensando seriamente. Poi ha attaccato anche i governi precedenti.  “I Comuni hanno subito dei tagli finanziari feroci e demenziali negli ultimi 20 anni. Tagli finanziari a grandi servizi di trasporti, sanità, sicurezza per gli enti locali che oggi sono in ginocchio”. E ha ricordato che “le piante organiche di oggi che sono la metà di 20 anni fa e risorse fatte di tagli immemorabili, vedo che i Comuni non sono in grado di fornire servizi essenziali, ma questo lascia indifferenti le classi dirigenti del Paese”. Poi una durissima polemica sulla questione dell’autonomia differenziata: “Vedremo ora che fanno i patrioti, parola che rinvia al Risorgimento. Dobbiamo evitare l’autonomia differenziata che intende la Lega e aspettiamo al varco i patrioti, perché se decidiamo che l’autonomia delle Regioni significa frantumare l’unità scolastica e sanitaria abbiamo distrutto l’unità del Paese”. Con un obiettivo ben preciso: “Salvini – ha spiegato – pensa di avere alle Regioni parte del gettito diretto delle stesse Regioni, quindi in Lombardia e in Veneto resta il 10% di Iva ad esempio. Io sono pronto a fare un’operazione di verità sulle risorse che arrivano nel Sud, sono pronto ad accettare la sfida, perché noi abbiamo tempi di rapidità nei pagamenti, perché non rappresento un Sud cialtrone, che per me può morire, ma un Sud di sofferenza, responsabilità, lotta per il futuro dei giovani. Dobbiamo fare un’operazione di verità per sapere fino a che punto il Mezzogiorno è ancora derubato di risorse in sanità, scuola, trasporti, sistema pensionistico. Mettiamo l’analisi nelle mani dell’autorità di commissione bilancio della Camera, che funziona. Ma intanto aspetto di vedere i patrioti come parteciperanno all’idea di poter dare al Nord il doppio dello stipendio ai medici del Sud”. Poi lapidario sull’elezione di La Russa: “Venendo qui sentivo Liliana Segre, con la solita emozione per questa donna straordinaria. C’è da stare male a pensare che la Segre lasciava quel posto e ci andava La Russa”. E non si è fermato qui: “Siamo un Paese – ha aggiunto De Luca – abituato ogni due anni a gonfiare un palloncino politico per poi sgonfiarlo dopo 10 mesi. E’ capitato a Berlusconi, che è durato molto più a lungo fino al suo ultimo matrimonio farlocco che ci ha commosso, poi abbiamo avuto Salvini tra un tweet e l’altro che pure si è ammosciato, poi Renzi al 41% che ci ha messo un anno e mezzo e si è ammosciato pure lui, poi Grillo con l’uno vale uno, la ‘ciucciaria’ al potere. Adesso abbiamo la Meloni: e godetevi e godiamoci Ignazio Benito”.

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