Pentito stabiese interrogato in aula, i giudici scoprono che ha un telefono

Tiziano Valle,  

Pentito stabiese interrogato in aula, i giudici scoprono che ha un telefono

Un pentito di camorra con un cellulare in mano, nel corso di un controesame della difesa di un imputato per omicidio. E’ la denuncia dell’avvocato di Castellammare di Stabia, Antonio de Martino, che ha chiesto l’acquisizione delle chat di un telefonino che –  a suo avviso – Catello Rapicano, killer del clan D’Alessandro, consultava durante l’udienza del processo a carico di Giovanni Battista Panariello. Un pregiudicato del rione Santa Caterina accusato dall’Antimafia di aver fatto da palo per l’omicidio di Raffaele Carolei, avvenuto – secondo le rivelazioni dei collaboratori di giustizia – nel settembre del 2012, in un alloggio popolare del rione Caporivo. Panariello è a processo davanti ai giudici del Tribunale per i Minorenni, perché quando si consumò quell’omicidio di camorra, non aveva ancora compiuto 18 anni. Stando alle rivelazioni dei fratelli pentiti Pasquale e Catello Rapicano (già condannati a 14 anni a testa per questo delitto), Panariello fu incaricato di tenere d’occhio la zona e segnalare l’eventuale passaggio di forze dell’ordine, mentre i sicari strangolavano Raffaele Carolei dopo averlo attirato in quell’appartamento tendendogli una trappola. Un omicidio che – sempre secondo i collaboratori di giustizia – sarebbe stato messo a segno oltre che da loro due, anche da Giovanni Savarese e Gaetano Vitale (condannati all’ergastolo in primo grado, per questo delitto). Panariello, invece, è ancora a processo e nella giornata di venerdì è andata in scena un’udienza importante. Un controesame dei fratelli collaboratori di giustizia durato oltre dieci ore e condotto dal legale Antonio de Martino. Il difensore del pregiudicato del rione Santa Caterina ha incalzato Pasquale Rapicano, in particolare rispetto a un precedente tentativo di uccidere Raffaele Carolei che poi non si sarebbe consumato per la presenza di una ragazzina. A raccontare questa vicenda, in precedenza, era stato solamente Catello Rapicano, che aveva svelato come il gruppo di fuoco del clan D’Alessandro fosse pronto a entrare in azione per ammazzare Carolei nel centro antico di Castellammare. Appostati sotto a un portone, i sicari si erano fermati soltanto perché la vittima designata quel giorno era in compagnia di una nipote. Che Carolei fosse finito nel mirino di Scanzano, perché da esponente della cosca degli Omobono-Scarpa aveva partecipato ai delitti eccellenti di Antonio Martone e Giuseppe Verdoliva del 2004, è un dato confermato dai collaboratori di giustizia. Ma che già del 2012 ci fosse stato un tentativo di ammazzarlo, Pasquale Rapicano non l’aveva ancora raccontato. Sta di fatto che, terminato il controesame di Pasquale Rapicano, si è passati al fratello Catello, sempre collegato in videoconferenza. Ma in questo caso, l’udienza è stata fermata per qualche minuto perché il collaboratore di giustizia ha accusato un malore. Successivamente, quando è cominciato il controesame, il difensore di Panariello ha fatto emergere che Catello Rapicano in quel momento aveva un cellulare e per questo motivo ha chiesto l’acquisizione di tutte le chat di quella giornata. Una richiesta sulla quale ora si dovranno esprimere i giudici del Tribunale per i Minorenni.

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