Angela Procida «Rinata col nuoto»

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Angela Procida «Rinata col nuoto»

«Eravamo solo io e l’acqua, non c’era null’altro. Per la prima volta nella mia vita, dopo quattordici anni, mi ero staccata dalla sedia. Mi sono sentita libera, tranquilla». È così che inizia il racconto della storia di Angela Procida, pluricampionessa di nuoto paralimpico e paraciclismo. Ma non solo. Perché Angela è molto di più, è un mix di tenacia, forza e determinazione non solo nella vita sportiva ma anche in quella privata, in cui frequenta Ingegneria Biomedica. «In acqua siamo solo io, il mio costume, la cuffia e gli occhialini. Null’altro. È iniziato tutto per caso, quando a 14 anni ero andata ad assistere agli allenamenti di alcuni amici e il loro allenatore, oggi anche il mio, mi propose di provare. Ero impacciata, mi agitavo molto, scordinata, ma lui notò in me qualcosa che neanche io vedevo. Oggi, posso dirlo, è grazie a tutto questo che lo sport è diventato il mio motore di vita. Forte, determinata, caparbia nel perseguire i miei obiettivi. Lo sport dà un modo di pensare e di vivere differente. Fare sport, viverlo, ha un effetto formativo». Angela, a soli ventidue anni, ha già raggiunto grandi risultati nel nuoto ma la sua voglia di mettersi in gioco, di superare i propri limiti: «È nato tutto dopo l’esperienza negativa di Tokyo. Causa Covid vivevamo isolati ma la notizia peggiore, a pochi giorni dalle gare, è stata che quella sarebbe stata la mia ultima Olimpiade, perché poi avrebbero cancellato la mia categoria dalla competizione. Gareggiare con queste sensazioni non è stato facile. Non ero me stessa, non mi sentivo io. L’effetto si è visto in vasca, dove non ho brillato. Sono tornata con il bisogno di cimentarmi in una nuova sfida, di ritrovare sensazioni positive. È così che è iniziata questa nuova avventura con il paraciclismo». La vita, fin da piccola, le ha insegnato a non fermarsi, a guardare sempre avanti verso nuovi orizzonti ed è con questo sguardo verso il futuro che si prepara per i suoi prossimi impegni: «L’obiettivo principale, in vasca, sono i mondiali di Manchester 2023 mentre, nel paraciclismo, dopo la vittoria dei mondiali assoluti italiani voglio provare ad impormi anche in ambito internazionale. Nel mezzo vari appuntamenti ma, per uno sportivo, quello più importante è sicuramente il mondiale pre-olimpico, che ti permette di qualificarti alle olimpiadi». Giovane, giovanissima, ma già grande. Di fronte a noi c’è una ragazza matura che non si tira indietro e alza la voce quando si tratta di temi importanti, come per la storia di Alessandro, il 13enne vittima di bullismo suicidatosi a Gragnano: «Io non ho mai vissuto esperienze simili per fortuna. Gli adulti, insegnanti e genitori, dovrebbero applicare un controllo maggiore verso i figli perché i bambini, gli adolescenti, faticano a dare un perso alle proprie parole. Bisogna formare quelli che saranno gli adulti del domani, insegnando loro a distinguere lo scherzo dalla cattiveria, perché non possono sapere come può reagire una persona dall’altro lato». I suoi risultati sportivi parlano da soli, ma nella nostra terra non è semplice per i giovani seguire le proprie passioni: «Alle istituzioni chiedo la creazione di strutture sportive e di sovvenzioni, per chi non ha la possibilità economica, che possano consentire ai ragazzi di praticare lo sport in modo adeguato, anche vicino casa. Io, per allenarmi devo andare a Portici, ma non tutti hanno queste possibilità e questo penalizza i giovani. A loro dico di credere nei propri obiettivi. Se avete una passione inseguitela, non fatevi fermare da nulla. Dovrete fare dei sacrifici ma siate sicuri che verrete ricompensati». Mentre ci racconta di sé, Angela negli occhi rivive i fotogrammi e le emozioni della sua storia, regalandoci le sue due istantanee più belle: «Il bronzo all’Europeo dello scorso anno e la prima gara di paraciclismo». Infine, un sogno: «Spero che un giorno lo sport paralimpico venga considerato alla pari di quello “normodotato”, questo può avvenire solo se tutti si appassionano al nostro mondo. Alle scuole chiedo di mostrare ai ragazzi l’impegno e i sacrifici degli atleti paralimpici, le loro storie, che spesso aiutano a capire anche il senso della vita».

Antonio Di Martino

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