Castellammare. Omicidio Fontana, l’autista del boss intercettato: «Lo hanno ucciso i D’Alessandro»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Omicidio Fontana, l’autista del boss intercettato: «Lo hanno ucciso i D’Alessandro»

«A Castellammare comandano i D’Alessandro. La volta scorsa hai visto che hanno ucciso a quello là, il pentito?». A pronunciare queste parole intercettate dalla Procura Antimafia, nell’ottobre del 2017, è Vincenzo De Gregorio, autista e uomo di fiducia del boss Sergio Mosca. Una frase buttata lì in un discorso con un amico, ma pesante perché il riferimento – secondo gli investigatori – è al delitto di Antonio Fontana, alias ‘o fasano, avvenuto appunto nel luglio del 2017 ad Agerola. Quelle parole pronunciate da De Gregorio tornano d’attualità oggi, perché sono finite nella perizia depositata agli atti del processo a carico di alcuni esponenti della cosca di Scanzano, tra cui Luigi D’Alessandro (figlio del boss Pasquale) e Carmine Barba. Processo scaturito dall’inchiesta Domino condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, che ha svelato i business della cosca di Scanzano: dalle estorsioni all’usura, passando per il riciclaggio dei capitali sporchi e i traffici di droga e armi. Quella frase rappresenta un ulteriore tassello del mosaico investigativo che gli 007, coordinati dalla Procura Antimafia, stanno componendo per dare un volto e un nome ai sicari che fecero fuoco la sera dell’8 luglio 2017 all’esterno di una pizzeria di Agerola e anche a chi quel massacro l’ha ordinato. In tal senso, l’indicazione che arriva da quella intercettazione è chiara e conferma una tesi investigativa che la Dda ha portato avanti fin dalla sera dell’omicidio di Antonio Fontana. L’omicidio del pregiudicato del quartiere Acqua della Madonna è stato voluto – e probabilmente anche pianificato – dal clan D’Alessandro. Non va dimenticato, in tal senso, che Fontana avrebbe dovuto ancora testimoniare in alcuni processi che vedono alla sbarra personaggi di spicco della cosca di Scanzano. L’ennesima conferma su cui abbia voluto l’uccisione dell’ex collaboratore di giustizia, consente agli investigatori di circoscrivere ancora di più indagini che non si sono mai fermate, per risalire agli autori di quel delitto e ai mandanti. D’altronde, la stessa inchiesta Domino era partita proprio sulla scorta dei primi elementi investigativi raccolti per risalire ai killer: le targhe della vettura utilizzata dai sicari, rubate a Madonna della Libera; un frame estratto dalle telecamere della videosorveglianza che inquadra uno degli assassini entrati in azione; le immagini che riprendono, in più punti, il tragitto fatto dalla Fiat Panda nera utilizzata dai killer per mettere a segno quell’omicidio. Elementi che conducevano direttamente a Scanzano e consentirono alle forze dell’ordine di cominciare a indagare in modo serrato su boss e affiliati della cosca, riuscendo a incastrarli per le estorsioni commesse ai danni degli imprenditori, i prestiti a strozzo e i soldi sporchi affari con la droga e con le armi. Dalle intercettazioni, ora certificate dalla perizia di un consulente del Tribunale, ci sono appena un paio di riferimenti al delitto di Antonio Fontana. E quello di De Gregorio è quello più esplicito: «A Castellammare comandano i D’Alessandro. La volta scorsa hai visto che hanno ucciso a quello là, il pentito?». Una frase inequivocabile, che finisce dritta dritta agli atti dell’inchiesta sul delitto di Antonio Fontana.

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