Torre Annunziata, nuove prove contro i sicari di Carpentieri

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata, nuove prove contro i sicari di Carpentieri

Torre Annunziata. Volevano uccidere il genero del boss dei Valentini, Giuseppe Carpentieri, il marito di Teresa Gionta ma l’agguato fallì. Si aprì così un nuovo scenario di faide e guerra tra clan. Un’ escalation che, dopo poche settimane, portò ad una maxi retata nella quale finì nei guai proprio Pasquale Cherillo e suo fratello. L’accusa era proprio quella di tentato omicidio. Ieri mattina il pm la dottoressa Fulco  ha chiesto l’acquisizione di nuove prove durante l’udienza che si è svolta nell’aula Giancarlo Siani del palazzo di giustizia di Torre Annunziata. Nuove prove che incastrerebbero i fratelli Cherillo, fondatori peraltro della nuova cosca del Quarto sistema. Una costola di giovani ribelli smantellata dopo qualche settimana da quel 6 marzo, giorno dell’agguato a Carpentieri che si trovava sul tetto della sua abitazione a prendere il sole. L’agguato fu studiato a tavolino e i sicari esplosero i colpi di arma da fuoco, da due diverse pistole, da Via Oplonti che si trova alle spalle di corso Vittorio Emanuele dove vive Giuseppe Carpentieri, il genero del boss Valentino Gionta. L’uomo era considerato l’erede del capoclan, avendo sposato la figlia Teresa Gionta. Il processo che si è celebrato ieri trae origine anche dall’inchiesta che a settembre del 2020 ha portato dietro le sbarre quello che per l’Antimafia è il gotha della nuova cosca. Accuse, quelle costruite dalla Dda che hanno retto in primo grado con condanne pesanti per quasi tutti gli imputati, a cominciare dalle figure di vertice. Secondo i pm in cima al gruppo ci sarebbero Pasquale e Luca Cherillo e Domenico Balzano. I Cherillo – indagati anche proprio per il tentato omicidio di Carpentieri – sono i nipoti di Natale Scarpa, il vecchio boss del clan Gallo ammazzato nel 2006 da un commando armato guidato dai killer dei Valentini su ordine del boss Aldo Gionta (recentemente condannato in via definitiva all’ergastolo come mandante di quel delitto). Ieri mattina la decisione del pm di acquisire nuove prove e anche nuovi verbali del pentito Pietro Izzo, ex estorsore e uomo di fiducia del clan dei Gionta che due anni fa ha però deciso di collaborare. Proprio Pietro Izzo svela dettagli inquietanti che mostrano i retroscena di un clan che perde pezzi e di continui attacchi e agguati per indebolirlo. Pasquale Cherillo è l’uomo col tatuaggio considerato uno dei capi di quello che l’Antimafia ha definito il “Quarto Sistema”. Trentasei anni di vico Oplonti, uno dei tre indagati peraltro che era sfuggito al blitz. E il volto che ha tatuato sul suo corpo con quella scritta è di suo nonno, Natale Scarpa, ras del clan Gallo-Cavalieri. Scarpa è stato ucciso nell’estate del 2006 in un agguato davanti allo stadio Giraud di Torre Annunziata. Le sentenze di questi anni hanno accertato che a mettere a segno il delitto sono stati proprio i Gionta per punire uno sgarro subito. Per questa vicenda è imputato anche uno degli eredi della cosca di Palazzo Fienga, Aldo Gionta, il boss poeta, già condannato all’ergastolo in Appello.

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