Castellammare. L’Antimafia teme la fuga del boss D’Alessandro, chiesto l’obbligo di dimora

Tiziano Valle,  

Castellammare. L’Antimafia teme la fuga del boss D’Alessandro, chiesto l’obbligo di dimora

L’Antimafia vuole l’obbligo di dimora per Pasquale D’Alessandro, boss di di una delle più potenti cosche della provincia di Napoli, attualmente in libertà vigilata, tornato già da otto mesi nella roccaforte di Scanzano, quartiere dal quale il clan gestisce tutti gli affari illeciti nell’area stabiese. Nella giornata di ieri, doveva andare in scena l’udienza presso il Tribunale di Sorveglianza di Napoli (è stata rinviata a novembre), per discutere della misura preventiva proposta dall’Antimafia per il capo-clan che lo scorso aprile ha lasciato il 41-bis, dopo una detenzione durata 19 anni. Ma per il boss pende anche un’altra condanna a 18 anni di reclusione, incassata nell’ambito del processo Sigfrido, per associazione e traffico di stupefacenti. Per questo motivo, potrebbe scattare per Pasquale D’Alessandro la misura preventiva dell’obbligo di dimora, che sembra celare il timore da parte degli investigatori di un possibile allontanamento dalla città da parte del boss, in grado di comandare la cosca anche a distanza. Appena lo scorso novembre la Corte di Cassazione rigettò il ricorso presentato dal primogenito di Michele D’Alessandro, padrino fondatore della cosca di Scanzano, sostenendo che il boss con una misura alternativa al carcere duro avrebbe potuto riprendere in mano le redini del clan. E così Pasquale D’Alessandro rimase al 41-bis fino a poche ore prima di tornare in libertà. A lasciar immaginare che il boss possa tornare sul ponte di comando del clan sono anche le recenti indagini dell’Antimafia. Nell’inchiesta Domino Bis è emersa la figura di suo figlio, Luigi D’Alessandro (tuttora detenuto), che secondo la ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata negli ultimi anni avrebbe rappresentato proprio il padre al tavolo delle decisioni. Inoltre, dagli atti di Cerberus, emergono le intercettazioni dei colloqui in carcere del boss Pasquale D’Alessandro con i suoi parenti, ai quali indicava gli imprenditori stabiesi che avrebbero dovuto garantire il loro supporto economico alla famiglia. Insomma, nonostante la lunghissima detenzione il boss non ha mai smesso di interessarsi degli affari della cosca. Dal punto di vista giudiziario, però, va detto che Pasquale D’Alessandro è stato assolto nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta Tsunami. Assieme a sua madre Teresa Martone era accusato di un’estorsione da 25mila euro ai danni di un costruttore stabiese, risalente al 2006. In aula potrebbe andare in scena dunque il braccio di ferro tra l’Antimafia e la difesa di D’Alessandro, che ha già fatto opposizione alla misura di sicurezza della libertà vigilata applicata dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari. Secondo i legali del boss si tratta di una misura  applicata sulla scorta di condanne per fatti risalenti a oltre vent’anni fa e per le quali il boss ha già scontato una lunga pena.

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