Alberto Dortucci

Omicidi e racket a Ercolano, il killer-pentito sconterà 30 anni

Alberto Dortucci,  
Pugno di ferro con Agostino Scarrone, ex sicario dei Birra: rigettato l’ultimo ricorso per la rideterminazione della pena

Omicidi e racket a Ercolano, il killer-pentito sconterà 30 anni

Ercolano. La decisione di collaborare con la giustizia non basta all’ex killer del clan Birra per strappare uno sconto di pena sulle condanne incassate per la faida di camorra andata in scena durante gli anni di piombo e sangue all’ombra del Vesuvio. L’ultima mazzata giudiziaria per Agostino Scarrone – sanguinario soldato della Cuparella – arriva direttamente da Roma e porta la firma di Luigi Fabrizio Augusto Mancuso, presidente della prima sezione penale della suprema corte di cassazione. A cui il legale del cinquantenne si era rivolto per provare a ribaltare l’ordinanza con cui – a novembre del 2021 – il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli aveva rigettato l’incidente di esecuzione proposto nell’interesse di Agostino Scarrone, confermando un residuo di pena da scontare pari a 30 anni di reclusione. In pratica, fino a metà aprile del 2035.

Il ricorso per gli sconti

La difesa dell’ex killer della Cuparella aveva contestato l’omesso conteggio del periodo di carcerazione avvenuto tra il novembre del 2001 e l’agosto del 2006 nonché l’omesso conteggio – a fini del calcolo del residuo della pena – di complessivi 405 giorni di liberazione anticipata concessi dal magistrato di sorveglianza di Roma a febbraio del 2006 e dal magistrato di sorveglianza di Modena a luglio del 2006. Secondo il gip del tribunale di Napoli, invece, gli «sconti» erano stati già conteggiati e applicati in precedenti provvedimenti di esecuzione di pene concorrenti. Di qui, la decisione di confermare i 30 anni di reclusione «residua» per l’ex killer del clan Birra.

L’ultimo verdetto

A scrivere la parola fine alla querelle giudiziaria sono stati gli ermellini di Roma. Pronti a bollare come «infondato» il ricorso presentato dalla difesa di Agostino Scarrone e a promuovere l’operato del gip del tribunale di Napoli: «A fronte della corretta applicazione dei principi di diritto – si legge nella sentenza – le censure difensive ripropongono doglianze già adeguatamente e congruamente valutate dal giudice dell’esecuzione, con argomentare esente da vizi di sorta».

La beffa economica

In aggiunta al «danno» del mancato riconoscimento di sconti di pena, gli ermellini di Roma hanno «condannato» Agostino Scarrone alla beffa del pagamento delle spese processuali. In fondo, nulla in confronto ai restanti 13 anni da scontare fino al 2035.

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