Scafati, processo al clan: una delle vittime «sparita» nel nulla

Mario Memoli,  

Scafati, processo al clan: una delle vittime «sparita» nel nulla

Scafati. Dopo la richiesta per oltre 180 anni di reclusione formulata dalla direzione distrettuale antimafia di Salerno per 15 imputati (che hanno scelto l’abbreviato) accusati di aver vessato imprenditori di Scafati e dei Vesuviani forti della loro appartenenza camorristica (sentenza a inizio di novembre), resta in dubbio l’avvio del processo per chi ha scelto il rito ordinario (sono 7) davanti al primo collegio del Tribunale di Nocera Inferiore presieduto da Cinzia Apicella.

Mancherebbe uno degli accusatori principali (imprenditore nel campo dei video giochi e quindi delle installazioni delle slot) di cui si sono perse le tracce da diverso tempo. Irreperibile fino a qualche giorno fa. Senza di lui il processo fissato per il 2 di novembre non avrebbe inizio. Dovrà raccontare quanto dichiarato in sede di indagini alla procura Antimafia di Salerno quand’era indagato e successivamente da vittima dei clan.

Agli inquirenti avrebbe detto di aver dato soldi un po’ a tutti per poter lavorare e installare slot machine sul territorio e in un’occasione quando alcuni esponenti malavitosi erano in carcere avrebbe consegnato del denaro in mano ai familiari o presunti collaboratori degli uomini della cosca (in questo caso il cartello sarebbe di Scafati).

Nel processo incardinato a Nocera Inferiore figurano personaggi di secondo piano dell’inchiesta, boss e stretti collaboratori infatti hanno scelto il rito abbreviato davanti al gup Carla Di Filippo per definire le rispettive posizioni davanti al gup. E contro chi ha scelto il dibattimento ordinario sarà chiamato a testimoniare anche il collaboratore di giustizia Massimo Fattoruso che nel suo verbale avrebbe puntato l’indice sia contro gli attuali imputati che contro i presunti mandanti delle estorsioni. “Un gruppo che usava ogni sorta di violenza pur di raggiungere il proprio scopo” aveva detto il pubblico ministero Francesca Fittipaldi nel corso della sua requisitoria citando tra l’altro anche uno degli imprenditori che avrebbe avuto paura a testimoniare in aula  con il giudice che poi aveva deciso per un accompagnamento coatto.

La stessa Procura contesta  agli imputati del rito ordinario di aver collaboratore in alcune delle 20 estorsioni tentate e consumate nei confronti di imprenditori titolari di esercizi commerciali ai quali venivano imposti servizi e forniture tra  cui appunto le slot, oltre alla protezione dei propri locali: 17 episodi di racket si sono registrati nell’Agro. Azioni criminose che secondo gli inquirenti avrebbero portato la firma di esponenti di clan del territorio: dai Cesarano (per Di Martino ‘o profeta è stata chiesta l’assoluzione)   per finire ai Matrone e Loreto/Ridosso di Scafati. Reati che sarebbero stati commessi tra il 2014 e il 2019 ai danni di attività commerciali con atti minatori. I fili delle estorsioni li avrebbe manovrato Giuseppe Buonocore genero di Franchino Matrone ‘a belva per il quale è stata chiesta (20 anni) la pena più alta tra tutti gli imputati che hanno scelto il processo breve.

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