Alberto Dortucci

Camorra, pugno duro con il boss di Torre del Greco: dovrà scontare 18 anni

Alberto Dortucci,  
Ultima mazzata per il padrino Giuseppe Falanga: niente sconto di pena. No alla continuazione tra i reati commessi a partire del 1991 fino al 2015

Camorra, pugno duro con il boss di Torre del Greco: dovrà scontare 18 anni
Corso Garibaldi a Torre del Greco

Torre del Greco. Niente sconti per il super-boss Giuseppe Falanga: il padrino noto come ‘o struscio – fondatore del sodalizio camorristico con storica roccaforte in corso Garibaldi, a due passi dal porto – dovrà scontare 18 anni di reclusione per la sfilza di reati di cui è stato giudicato colpevole tra il 1991 e il 2015. L’ultima mazzata per il capoclan della cosca capace per un ventennio di seminare terrore e morte lungo le strade della quarta città della Campania arriva direttamente da Roma, sotto forma di sentenza definitiva della corte suprema di cassazione. Pronta a rigettare il ricorso presentato dai legali del settantenne – detenuto all’interno del carcere dell’Ucciardone, a Palermo – e a confermare i «conteggi» messi nero su bianco dalla corte d’appello di Napoli a ottobre del 2021.

Trent’anni di camorra A

l vaglio degli ermellini della prima sezione penale – presidente Angela Tardio – sono finiti trent’anni di camorra e reati commessi all’ombra del Vesuvio. Otto diversi capi d’imputazione già costati al padrino degli «amici di giù a mare» una sfilza di condanne diventate definitive a cavallo tra il 22 gennaio 1991 e il 15 ottobre del 2015. Sentenze a cui la difesa di Giuseppe Falanga aveva chiesto l’applicazione della continuazione, in modo da strappare un cospicuo sconto di pena per il super-boss: in particolare, gli avvocati del capoclan avevano chiesto il riconoscimento della continuazione tra l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e il reato di tentato omicidio giudicato dalla corte d’assise di appello di Salerno a marzo del 2004, fino a una lunga serie di «delitti minori» riconosciuti allo spietato super-boss di corso Garibaldi. Di diverso avviso, invece, i giudici della corte d’Appello di Napoli: i magistrati hanno evidenziato come solo i reati giudicati con le sentenze da 2006 al 2015 rientrassero all’interno dello stesso «disegno criminoso» per il controllo delle attività legate a racket e droga a Torre del Greco, confermando per Giuseppe Falanga una pena residua di 18 anni di reclusione.

L’ultimo round

Il verdetto è stato trascinato davanti ai giudici della suprema corte di cassazione perchè, secondo la difesa del super-boss, la lettura delle sentenze di condanna consentirebbe di accertare come «tutte le realtà associative erano riconducibili a un unico sodalizio criminale in cui Giuseppe Falanga aveva sempre rivestito un ruolo apicale». Non solo. Secondo gli avvocati del padrino «non possono rappresentare elementi di discontinuità la variazione della compagine associativa dovuta alla nuova adesione o alla rescissione dei sodali» né «il vincolo della continuazione tra due realtà associative tra cui ci sia un periodo di detenzione si potrebbe considerare interrotto quando, come nel caso di specie, il segmento della condotta associativa successiva trovi la sua spinta psicologica nel pregresso accordo per il sodalizio». Di diverso avviso gli ermellini della prima sezione penale, pronti a bollare come «infondato» il ricorso presentato dai legali di Giuseppe Falanga e a sostenere la decisione «logica e coerente» della corte di appello di Napoli. Secondo i magistrati di Roma, infatti, il vincolo della continuazione non può essere riconosciuto a reati commessi in termi diversi e con modalità differenti. Di qui, la conferma della pena di 18 anni inflitta a Giuseppe Falanga, condannato inoltre al pagamento delle spese processuali.

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