Il sindaco di Casola: “Serve un ricambio della classe dirigente”

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Il sindaco di Casola: “Serve un ricambio della classe dirigente”

«C’è bisogno di un vero ricambio della classe dirigente. L’altro giorno vedevo il dibattito per la fiducia in tv e vedevo Berlusconi, nelle interviste Fini, Rotondi, Tabacci. Di questo passo il nostro Paese non cambierà mai passo»

Costantino Peccerillo è il sindaco di Casola, piccolo comune dei Monti Lattari che amministra dal 2019.

Sindaco certo che non è stato proprio un periodo fortunato?

«Il tempo di essere eletto e ho dovuto fare i conti con la pandemia e poi con una guerra mondiale. Le dico che in tre anni ho messo la fascia per eventi pubblici solo un paio di volte. Purtroppo governare un comune non è una cosa semplicissima».

Parlava della fiducia al Governo. Cosa pensa di questo esecutivo e della vittoria del centrodestra?

«Penso che abbiamo bisogno di un governo che duri almeno cinque anni. Non è un problema di colore politico: io non sono né di sinistra né di destra, ma dico che dopo una pandemia che ci ha devastato e una guerra alle porte dell’Europa abbiamo bisogno di stabilità. Poi giudicheremo questo Governo per le cose che farà o non farà»

Perché ritiene che ci sia bisogno di ricambio?

«Perché il dibattito politico attuale è davvero poca cosa. La sinistra invece di affrontare argomenti seri continua a parlare di fascismo. Noi siamo un paese democratico e non c’è nessun rischio. Pensiamo alle cose serie a chi non ha i soldi per pagare gas ed energia elettrica. Io, ad esempio, pagavo 70 euro di Enel e oggi, puntualmente, mi arriva arriva una bolletta da 190 euro».

Deve cambiare secondo lei il modo di vedere la politica?

«Guardi io sono stato all’opposizione nella mia vita politica, ma mi è anche capitato di approvare il bilancio. Perché se ci sono delle cose buone, vanno votate. Il Pd ha governato venti anni questo paese senza vincere mai le elezioni. Così è comodo…»

Questo Governo metterà, almeno come dice Salvini, mano al reddito di cittadinanza rivedendolo.

«Premessa doverosa: chi non ce la fa a lavorare deve essere aiutato. Ma poi le sembra normale che io che sono il sindaco di un piccolo comune ricevevo 522 euro di indennità, oggi sono 729. Ma la cosa che mi ha dato fastidio è che al mattino incontro gente che mi dice prendi un caffè sindaco, lo paga lo Stato. Parlo di gente che prende 1200 euro di reddito e sta in strada dalla mattina alla sera. Noi sindaci abbiamo responsabilità amministrative e penali e se sbagliamo rischiamo la galera. Questi si alzano la mattina e  a fine mese si ricarica la carta»

Come se ne esce? «Nel 1989 la regione fece corsi di formazione. Queste persone vanno impegnate. Faccio una provocazione: secondo me devono andare a firmare in caserma due tre volte al giorno. Così voglio vedere se riescono a lavorare in  nero. Dare il reddito di cittadinanza a un ragazzo di 25 anni che potrebbe portare il mondo sulle spalle e tenerlo, invece, a casa in un letto è immorale. A volte ascolto genitori dire: non trovare lavoro sennò a papà gli tolgono il reddito. Ma che paese siamo?»

Il ricambio di cui lei parlava passa dal voto. «E’ necessario cambiare la classe dirigente. Ma non come hanno fatto i Cinque Stelle per carità. Tutte brave persone ma nel mio piccolo sto in politica dal ’90 potrei fare anche il presidente dell’Unione europea rispetto a certi nomi».

A volte però i localismi non aiutano. Non trova? «Guardi io ho fatto l’ultima campagna elettorale per Annarita Patriarca: se vinceva, come è accaduto, Franco Cascone arrivava alla regione. Si tratta di una scelta per il territorio non come chi ha scelto i paracadutati da Roma e poi ha perso. E comunque io con i miei colleghi sindaci del comprensorio sono sempre andato d’accordo».

Si ricandiderà sindaco? «Ora è presto per dirlo. Ho ancora qualche dubbio. Per la politica ho scelto di non fare carriera nella mia azienda. Ma poi penso che mi piacerebbe vedere realizzati i progetti su cui ho speso tempo. Se mi candido lo faccio per completare ciò che ho iniziato».

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