Alberto Dortucci

Guerra agli abusi edilizi: a Torre del Greco ripartono le demolizioni

Alberto Dortucci,  

Guerra agli abusi edilizi: a Torre del Greco ripartono le demolizioni
(foto di archivio)

Torre del Greco. Guerra agli abusi edilizi, si rimette in moto la «macchina delle demolizioni» all’ombra del Vesuvio: sprint di fine anno per «cancellare» le colate di cemento gettate, in particolare, a ridosso delle aree protette del parco nazionale. Non bastassero la crisi economica e i venti di guerra provenienti dall’Est Europa, una nuova tegola si potrebbe abbattere sulla città del corallo: l’emergenza abitativa (e sociale) provocata dalla ripartenza delle ruspe. Nei prossimi mesi – complici le sentenze firmate dalla procura generale presso la corte di appello di Napoli – si potrebbe intensificare la lotta al «mattone selvaggio» avviata già nel corso dell’estate, quando a cadere giù sono state una decina di opere realizzate senza alcuna autorizzazione. Entro la fine dell’anno, infatti, potrebbero partire dal Comune una trentina di ordinanze di demolizione. Con buona pace delle istanze di condono presentate negli ultimi quaranta anni e delle «promesse» dei politici per garantire il diritto alla casa.

La raffica di abusi edilizi

Tra gli interventi realizzati in spregio alle attuali norme edilizie finiti primo sotto i riflettori degli «esperti» in abusi edilizi e poi al centro di procedimenti giudiziari finiti a sentenza, ci sono le «semplici» verande realizzate sul balcone di casa per ricavare un ulteriore cucinino al servizio della propria abitazione oppure i garage costruiti con lamiere in ferro e i depositi in muratura per gli attrezzi da campagna. Oppure la cantina ricavata in un sottoscala e il ripostiglio «nato» grazie a un incastro di tramezzi. Ma non mancano, in particolare nelle zone della periferia cittadina, veri e propri «mostri» di ferro e cemento: ampliamenti di decine di metri quadrati per ricavare nuove stanze e interi immobili spuntati dal nulla, con buona pace di licenze e permessi. Fino a oggi sono in tutto una decina gli abusi edilizi finiti nell’ultima «lista nera» stilata dai vertici dell’ufficio tecnico del Comune e sanzionati con ordinanze di demolizione da eseguire entro la fine dell’anno. Salvo, ovviamente, ulteriori ricorsi – fino alla suprema corte di cassazione – finalizzati a «guadagnare tempo» nella speranza di una svolta sulla questione-condoni.

Addio alla sanatoria

Ma la questione della sanatoria degli immobili fuorilegge sembra essere «sparita» dall’agenda politica del sindaco Giovanni Palomba e della sua maggioranza di palazzo Baronale. Con buona pace delle 12.098 pratiche in giacenza in municipio, la stragrande maggioranza da circa 40 anni. Il 70% delle domande si riferisce proprio alla prima legge sul condono edilizio all’ombra del Vesuvio, mentre il 25% sono relative alla successiva legge del 1994. Solo il 5% è stato, infine, presentato all’indomani del «liberi tutti» targato Antonio Bassolino del 2003. Ma tutte, fatta salva una ristretta fetta di istanze in passato finita sotto i «riflettori» della procura di Torre Annunziata, sono in attesa di una «risposta».

La lotta senza quartiere

L’ultima valanga di ordinanze di demolizione conferma la linea dura della carovana del buongoverno, pronta a investire – a partire dall’inizio del 2020 – la bellezza di un milione di euro  per buttare giù tutti gli eco-mostri realizzati in città.  «Entro la fine dell’anno saranno una trentina gli abusi edilizi destinati all’abbattimento», fanno sapere dal secondo piano di palazzo La Salle. Dove le pratiche per gli abbattimenti hanno ricominciato a correre con una certa velocità. Un giro di vite sollecitato dalla procura di Torre Annunziata – oggi guidata da Nunzio Fragliasso – attraverso cui si punta a cancellare gli sfregi al territorio portati a termine prevalentemente in periferia.

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