Tiziano Valle

Castellammare. I parroci: «Per salvare i figli bisogna toglierli ai genitori camorristi»

Tiziano Valle,  

Castellammare. I parroci: «Per salvare i figli bisogna toglierli ai genitori camorristi»

Da un punto all’altro della città, dal rione Cmi al quartiere dell’Acqua della Madonna, l’impegno di due parroci in prima linea per aiutare i giovani a non prendere strade sbagliate. Don Gennaro Giordano e don Salvatore Abagnale da tempo si battono per i ragazzi, organizzando attività, entrando nelle scuole, cercando di coinvolgerli per tenerli lontani dalle dalla malavita. I numeri pubblicati la settimana scorsa da Metropolis (121 minorenni già nei guai con la giustizia per furti, rapine, spaccio, violenza e addirittura stupri e 66 che non hanno mai messo a piede a scuola nel corso dell’ultimo anno scolastico), non li lasciano indifferenti, ma nemmeno riescono a sorprenderli.

«Sono ragazzi che si possono recuperare se c’è la collaborazione della famiglia», taglia corto don Gennaro Giordano che spiega come l’intervento della chiesa, delle associazioni e di tutti i soggetti impegnati nella rete sociale può raggiungere obiettivi solo se c’è la partecipazione dei genitori. «In certi ambienti si cresce in fretta, un ragazzo che vive in una famiglia malavitosa spesso diventa un ragazzo che delinque – dice don Gennaro Giordano – In quei contesti bisognerebbe intervenire e portare via questi giovani, quando sono ancora ragazzini, ai loro genitori, anche fuori regione se necessario a garantirgli una vita diversa, lontano da logiche criminali».

Secondo il parroco del rione Cmi è fondamentale anche la prevenzione: «Il Vescovo è impegnato in prima linea per Castellammare, sta facendo diversi incontri proprio per ricucire un tessuto sociale oggi lacerato – dice don Gennaro – Noi della parrocchia di Sant’Agostino, invece, abbiamo gettato le basi per un progetto rivolto alle scuole elementari che partirà a breve. Dobbiamo intervenire sui ragazzini di 7-8 anni se vogliamo sperare che tra 5-10 anni si abbassi notevolmente la percentuale di giovani che prendono strade sbagliate». «Spesso faccio un esempio – continua il parroco del rione Cmi – Un ragazzino di 7-8 anni è come un bicchiere vuoto. Se lo riempiamo di idee positive, lo educhiamo alla bellezza, al rispetto degli altri è difficile che quando arriverà all’età più complicata, i 15-16 anni, dentro possa finirci il marcio. Se lo lasciamo vuoto le probabilità che venga riempito da cose negative sono molto più alte». In prima linea per aiutare i ragazzi c’è anche don Salvatore Abagnale, parroco della chiesa dello Spirito Santo: «Oggi un po’ tutti si stanno accorgendo di quanto sostiene da tempo chi vive in frontiera – dice –

La situazione è pericolosa e spesso collaboriamo con la scuola che ci chiede supporto, soprattutto quando i ragazzini fin dalle medie cominciano a non frequentare più». In molti casi, stando all’esperienza del parroco «spesso si tratta di ragazzini che non hanno genitori alle spalle – spiega don Salvatore – Se non riesci a intervenire in tempo, con una rete sociale, loro cominciano a intravedere nella “famiglia” camorristica un ideale e diventa pericolosissimo».

Proprio sulla famiglia deve incidere lo Stato: «Quando i genitori vengono arrestati, i figli prendono il loro posto, a Castellammare accade spesso e questa è la vera sconfitta dello Stato – sostiene don Salvatore Abagnale – Bisognerebbe intervenire con maggiore forza anche sulla famiglia, se vogliamo veramente dare una seconda possibilità a questi ragazzi».  Il parroco della chiesa dello Spirito Santo è preoccupato anche dall’effetto social network «che vanno a intercettare le emozioni inferiori che noi abbiamo, esaltando rabbia e violenza invece che la gioia, la bellezza – conclude don Salvatore Abagnale – I ragazzi sono spugne e l’esaltazione di queste emotività, li spinge a emulare».

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