Tiziano Valle

Castellammare. Inchiesta sull’assunzione di 45 spazzini nella ditta rifiuti

Tiziano Valle,  

Castellammare. Inchiesta sull’assunzione di 45 spazzini nella ditta rifiuti

C’è un’inchiesta aperta sulle assunzioni degli spazzini a Castellammare di Stabia, già dal 2021. A sollevare il caso fu prima la denuncia sporta da due ex dipendenti stagionali dell’azienda, che raccontarono di un presunto sistema clientelare dietro la scelta dei lavoratori che dovevano essere assunti nella ditta che si occupava della gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Poi ci sono le relazioni della commissione consiliare d’inchiesta che fu istituita a Palazzo Farnese per verificare le anomalie dell’appalto milionario, che furono inviate in Procura per gli opportuni accertamenti. Relazioni – una approvata dalla maggioranza, l’altra dall’opposizione – che collimavano sul dato di 45 assunzioni fatte nella ditta rifiuti (l’appalto è stato gestito dal primo febbraio 2017 dall’Am Technology e più recentemente dalla Due A Technology, che è subentrata), di cui non esisteva alcuna documentazione al Comune di Castellammare di Stabia, nemmeno per quanto riguardava le procedure messe in campo per reclutare gli spazzini. Una vicenda che torna d’attualità oggi, quando è già partita la gara per l’affidamento quinquennale del servizio e si sta consumando lo scontro tra Comune e sindacati, perché nel capitolato d’appalto è scritto che dovranno essere assunti 138 lavoratori a fronte dei circa 170 che hanno già maturato i 240 giorni necessari per ottenere l’assunzione a tempo indeterminato. Una questione che tira in ballo anche responsabilità del Comune rispetto ai controlli che avrebbe dovuto garantire circa il rispetto del capitolato d’appalto. Al momento del passaggio di cantiere del 2017 la società ha dovuto assumere 164 persone, tra spazzini e amministrativi, tutelati dalla clausola sociale in quanto già ex dipendenti della Multiservizi, società partecipata del Comune, fallita nel 2014. Sfruttando anche i pensionamenti in programma, il capitolato d’appalto prevedeva che l’azienda avrebbe dovuto impiegare al massimo 154 unità. L’obiettivo era quello di abbassare i costi di un servizio che costringe gli stabiesi a pagare una tassa tra le più alte in Italia. In realtà già lo scorso dicembre l’azienda contava 179 dipendenti, almeno stando ai numeri trascritti nella relazione finale della commissione consiliare d’inchiesta che ha completato il suo lavoro in quel periodo. Non è tutto. Nel 2019 il consiglio comunale proprio per fugare qualsiasi sospetto sulle assunzioni degli spazzini approvò all’unanimità un ordine del giorno attraverso il quale chiedeva all’azienda «una procedura trasparente, quanto più partecipativa possibile e conforme alle vigenti normative», per l’arruolamento di eventuali nuovi dipendenti, anche a tempo determinato. In realtà, si legge nella relazione della commissione consiliare d’inchiesta: «La ditta ha disatteso l’indirizzo politico del consiglio che andava nella direzione di una trasparenza nella selezione del personale, con una sorta di evidenza pubblica». E ancora: «Non ci è dato sapere come le nuove assunzioni, sia di tipo stagionale sia di tipo sostitutive siano state effettuate. Non risultano agli atti in nostro possesso comunicazioni fatte all’Ente di eventuali modifiche di personale». In pratica il consiglio comunale sosteneva di non sapere nulla delle assunzioni che erano state fatte dall’azienda che si occupava della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti a Castellammare. Con il massimo riserbo le indagini su questa vicenda sono andate avanti e negli ultimi mesi sono stati ascoltati ex dipendenti dell’azienda e sono stati acquisiti atti a Palazzo Farnese, finalizzati proprio a fare luce su una vicenda che a distanza di quasi un anno torna alla ribalta e rischia di esplodere in un scontro tra Comune e sindacati, che hanno già chiesto di annullare la gara.

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