Castellammare. Togliere i figli ai boss di camorra, Libera sostiene la crociata dei parroci

Michele De Feo,  

Castellammare. Togliere i figli ai boss di camorra, Libera sostiene la crociata dei parroci

«Occorrono misure drastiche per contrastare il fenomeno della violenza minorile e della dispersione scolastica. I figli dei camorristi vanno allontanati, perché se messi a contatto con un altro ambiente e modello di vita son ben lieti di vivere meglio ed in una condizione di vita più civile». A dirlo sono Luigi Cuomo, presidente del Circolo della Legalità a Castellammare e don Ciro Cozzolino, responsabile territoriale dell’associazione Libera. Ci sono 376 ragazzi a rischio a Castellammare di Stabia. Undici sono stati vittime di abusi e violenze, 66 non hanno mai frequentato la scuola nel 2021-2022, 111 hanno già avuto problemi con la giustizia e altri 10 sono già sottoposti alla messa alla prova nell’ambito di procedimenti penali. Numeri inquietanti che raccontano di un emergenza che riguarda tutta la nazione, anche il Nord Italia, già finita sotto l’attenzione della Direzione Investigativa Antimafia. Nelle ultime due relazioni semestrali della DIA viene affrontato proprio l’incremento della violenza minorile, che la maggior parte delle volte ha come vittime altri minori.  A Castellammare, le inchieste hanno ribadito il ruolo importante relativo ai minorenni in fatto di spaccio di stupefacenti e di episodi di sangue. In Campania e in Calabria si ha il numero più alto di denunce a minori, soprattutto in reati di associazioni a delinquere. L’intervento dello Stato, che rappresenta il primo vero intervento educativo per questi ragazzi, nella maggior parte dei casi, arriva solo quando il reato è stato già compiuto dal minore, attraverso la collocazione in istituti penitenziari minorili o in comunità. Un azione estremamente tardiva. Ne è un esempio la storia del baby-boss Emanuele Sibillo, che proprio dopo essere uscito da una comunità, nonostante l’ottimo percorso, costruì il suo impero diventando il boss della paranza dei bambini, il clan che fino al 2015 ha seminato terrore nel quartiere di Forcella a Napoli. Per contrastare questa piaga alcuni parroci di parrocchie dislocate in quartieri a rischio della città hanno risposto con la prevenzione, chiedendo l’allontanamento tempestivo di bambini, soprattutto i figli di camorristi, dalle famiglie d’origine. Un’opinione che è totalmente condivisa da Luigi Cuomo, presidente del Circolo della legalità di Castellammare: «Io sono pienamente d’accordo con loro e con il dottor Luigi Riello che sostiene questa tesi da alcuni anni, lo premieremo il 18 proprio al Circolo della Legalità – dice Cuomo – Noi siamo reduci insieme al CPS di un progetto regionale contro evasione scolastica e possiamo confermare che i ragazzini, anche figli di camorristi, se messi a contatto con un altro e diverso modello di vita sono ben lieti di vivere meglio ed in una condizione migliore e più civile». Sulla stessa linea si trova don Ciro Cozzolino, responsabile territoriale dell’associazione Libera: «In questi casi appare chiaro che i genitori non sono in grado di esercitare la potestà genitoriale – dice don Ciro – E’ anche vero che da parte delle istituzioni, a mio avviso, che nei casi in cui i genitori non riescano ad assicurare una vita dignitosa ai loro figli li allontanano e i minori vengono affidati alle case famiglia. Sarebbe il caso di intervenire in modo più radicale: nel primo caso revocando la potestà genitoriale e nel secondo caso aiutando seriamente le famiglie in difficoltà. È un problema delicato che merita più attenzione da parte di tutti perché tocca i minori. Il problema è offrire realmente un’alternativa».

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