Emodialisi alla Maria Rosaria: un metodo per migliorare la vita dei pazienti

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Emodialisi alla Maria Rosaria: un metodo per migliorare la vita dei pazienti

Marco Marano, medico, è aiuto reparto Nefrologia presso Casa di Cura Maria Rosaria di Pompei.

L’emodialisi cura le gravi insufficienze renali croniche. Di cosa di tratta?

«Si tratta di una terapia di sostituzione della funzione renale cui ricorrono i pazienti che hanno una  funzione renale gravemente compromessa. La malattia renale cronica, tipicamente, ha un decorso lungo che inizia quando i valori di creatinina si scostano dalla norma di poco. Il valore della creatinina, in soggetti sani, è intorno a 1 o 1,2. Ma già un valore di 1,5 o oltre è la spia di un’insufficienza renale più seria ed è giusto che il paziente in queste circostanze si rivolga al medico curante o al nefrologo, che lo segue in questo percorso, per iniziare una terapia in grado di controllare la pressione arteriosa ed il diabete che rappresentano i principali fattori comorbidi, rallentando così la progressione della malattia».

Può accadere, però, che alcuni pazienti vedano aggravarsi le proprie condizioni.

«Purtroppo alcuni pazienti che non sono attenti nel seguire la giusta terapia o sfuggono ai controlli si presentano dallo specialista quando la funzione renale è troppo compromessa e, dunque, a quel punto l’unica soluzione è la sostituzione della funzione renale».

Cosa accade a quel punto?

«L’emodialisi, nata per dare la possibilità di sopravvivere, oggi consente di vivere grazie a un miglioramento tecnologico, di conoscenze e di cura che i medici riescono a offrire. Restano, però, una serie di problematiche in questi pazienti che devono essere collegati a un rene artificiale per 4 ore, tre volte a settimana. L’apparecchiatura aiuta la funzione renale e corregge i disturbi dovuti alla mancanza di funzione renale che, normalmente, lavora 24 ore su 24. L’interazione tra paziente e macchinario, però, non ha raggiunto quell’assetto che noi vorremmo e può accadere che qualche paziente avverta durante il trattamento fastidi e lamenti problematiche quali malessere, stanchezza, alterazione della pressione».

Voi avete lavorato proprio sul rapporto tra macchina e paziente.

«La tecnologia ha fornito negli anni strumenti sempre più validi per trattare l’insufficienza renale e i medici hanno cercato di capire meglio le problematiche cliniche. Si sono accorti, ci siamo accorti, che quello che mancava era il tassello centrale: cioè l’interazione paziente macchina che mai era stata oggetto di studi. Alcuni anni fa è iniziata una collaborazione tra la Casa di Cura Maria Rosaria, l’Università di Salerno e la cattedra di nefrologia dell’Università del Vermont. Questo team ha cercato di capire esattamente cosa succede durante il trattamento, analizzando nel dettaglio come si modificano alcuni parametri durante la dialisi. Questo ci ha consentito di costruire un modello e capire cosa succedesse durante il trattamento».

Facciamo un esempio?

«I pazienti che hanno insufficienza renale cronica hanno il sangue acido e dunque si usa bicarbonato che si somministra durante il trattamento emodialitico. Per anni non si è capita la dose giusta perché troppo poco non correggeva il difetto del paziente, una dose troppo alta avviava una serie di alterazioni e dunque non c’era un punto di equilibrio. Gli studi che abbiamo condotto ci hanno fatto capire che la modalità con cui si somministra il bicarbonato non era ideale, e andava, invece, somministrato in modo graduale. Prima di quel momento era sempre stata data una dose fissa. Utilizzando dosi progressivamente crescenti si evita che il paziente reagisca in modo inappropriato alla somministrazione del farmaco. Con questa tipologia di approccio, detta profilo del bicarbonato, si ottengono gli stessi risultati di laboratorio e gli stessi obiettivi del trattamento standard, ma si evita che l’organismo contrasti il massivo afflusso di bicarbonato, risparmiando così risorse ed energie fisiche che i pazienti debilitati, spesso anche anziani, potrebbero dedicare ad altre attività del corpo».

Qual è il livello di qualità del vostro servizio?

«La Casa di Cura Maria Rosaria con il reparto di nefrologia offre un servizio di altissima qualità: abbiamo un reparto che gestisce ammalati e garantisce la necessità di ricovero, ma si occupa anche del confezionamento degli accessi vascolari, requisito indispensabile per iniziare il trattamento. Infatti per effettuare la dialisi è necessario preparare le vene del braccio o utilizzare una grossa vena sul collo e il nostro reparto è specializzato in questo. Nove centri di dialisi afferiscono alla Casa di Cura Maria Rosaria, uno è ubicato all’interno. Abbiamo turni mattutini, pomeridiani e serali nei quali trattiamo pazienti con insufficienza renale. Questi pazienti non solo sopravvivono, ma vivono e restituiamo loro e ai loro familiari una qualità della vita alta anche se a giorni alterni. Il nostro vanto è che questi pazienti, nei giorni in cui non dializzano, possano condurre una vita normale. Parliamo anche di persone giovani che sono in terapia dialitica e che noi provvediamo ad inserire in liste di attesa per accedere a programmi di trapianto renale per un completo recupero della funzione renale. Per questi pazienti il nostro obiettivo e compito è conservare condizioni cliniche ottimali fondamentali perché possano accedere al trapianto».

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