Tiziano Valle

Castellammare. I clan “assumono” i minorenni con 200 euro a settimana

Tiziano Valle,  

Castellammare. I clan “assumono” i minorenni con 200 euro a settimana

Cento euro per il furto di uno scooter, fino a duecento per chi s’impegna attivamente nelle piazze di spaccio o magari a spostare semplicemente quantitativi di droga da una parte all’altra della città. E poi qualche regalino, come un paio di scarpe, una tuta o magari un cellulare. Oltre alla possibilità di guidare scooter dell’organizzazione criminale. E’ quanto offre la camorra di Castellammare ai minorenni che lasciano presto i banchi della scuola e cominciano bazzicare all’interno del clan. E’ quanto emerge dalle inchieste condotte dalla Procura Antimafia negli ultimi anni e dalle informative degli investigatori che non hanno mai spento i fari sui business della criminalità organizzata nell’area stabiese. Che i clan cerchino minorenni da arruolare emerge in modo chiaro dall’inchiesta Domino, quando dalle intercettazioni a carico di Francesco Delle Donne e Nino Spagnuolo (accusati di essere i fornitori di sostanze stupefacenti per il clan D’Alessandro) viene fuori che per la piazza di spaccio del rione Mercato, i due propongono d’investire su un ragazzino che non abbia compiuto i 18 anni, perché più facile da riportare in libertà in caso di arresti. Non deve sorprendere, dunque, se a Castellammare di Stabia si contano 121 minorenni che hanno già avuto problemi con la giustizia. Soprattutto se si considera che in molti casi è solo il risultato di un disagio familiare, come dimostra invece l’inchiesta condotta sul nuovo clan che si stava formando al rione Cmi. In questo caso una madre spacciatrice coinvolgeva nella sua attività di confezionamento delle dosi e cessione ai clienti, la figlia di appena 7 anni che l’accompagnava in giro per la città spesso mettendosi anche a contare i soldi che avevano incassato vendendo droga. Agghiacciante la spiegazione che la stessa madre dava alla figlia durante un colloquio intercettato: «Tuo padre l’ha fatto per noi e adesso noi lo facciamo per lui che sta in galera». Ai disagi familiari bisogna aggiungere anche il contesto, che spesso porta alcuni ragazzini a frequentare le cosiddette amicizie sbagliate. L’esempio più recente arriva dalla rapina messa a segno lo scorso 6 febbraio da parte di quattro giovanissimi, di cui due sedicenni, che sequestrarono in villa comunale un ragazzo appena maggiorenne di Sant’Egidio del Monte Albino e lo costrinsero a raggiungere una banca in viale Europa per prelevare mille euro dal suo bancomat. Una vicenda che portò all’arresto dei quattro ragazzi, tra cui un rampollo del clan D’Alessandro. E’ in questo contesto che si trovano a muoversi le associazioni che provano a strappare i ragazzi alla strada e a scelte sbagliate, ma spesso si trovano costrette a fare i conti con realtà dove l’attività criminale di un minore serve a mandare avanti una famiglia dove magari il padre o entrambi i genitori sono stati arrestati. Uno scenario su cui da giorni si sta dibattendo e vede i parroci e Libera proporre un intervento dello Stato per togliere i figli ai camorristi e offrirgli un’alternativa.

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