Castellammare. Gli investigatori in aula: «Così il clan condizionò il voto nel 2018»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Gli investigatori in aula: «Così il clan condizionò il voto nel 2018»

Nel 2018 la famiglia D’Alessandro decise di garantire «pochi voti», «familiari», al candidato di Forza Italia Michele Serrapica (ex sindaco di Gragnano), che sosteneva la coalizione di centrodestra guidata dall’ex sindaco Gaetano Cimmino, poi uscita vincente dalle urne. Serrapica conquistò 99 preferenze in quella tornata elettorale e non riuscì a entrare in consiglio comunale, ma l’amministrazione di centrodestra è rimasta in carica fino a febbraio 2022 quando il Consiglio dei Ministri ha sancito lo scioglimento per camorra. Delle elezioni amministrative del 2018 a Castellammare di Stabia si è discusso nel corso del processo a carico di Luigi D’Alessandro, figlio del boss Pasquale, di Carmine Barba, ritenuto uno degli affiliati di punta della cosca di Scanzano, e di Giovanni Izzo, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, droga e usura. Davanti al collegio del Tribunale di Torre Annunziata, presieduto dal dottor Antonio Fiorentino (a latere Silvia Paladino e Luisa Crasta), è stato ascoltato per la prima volta il luogotenente del nucleo investigativo dei carabinieri di Torre Annunziata che intercettò il boss Sergio Mosca e si occupò delle indagini relative alle infiltrazioni della camorra in quella tornata elettorale. In aula si approfondisce l’intercettazione ambientale del 23 maggio 2018 tra il boss Sergio Mosca e l’imprenditore Gerardo Delle Donne. «Questa intercettazione precede di qualche settimana le elezioni comunali a Castellammare», precisa subito l’ufficiale dei carabinieri che poi aggiunge «in questa conversazione Sergio Mosca apprende da Gerardo Delle Donne la volontà di raccogliere qualche voto nell’ambito della famiglia D’Alessandro». Secondo l’investigatore la strategia dei due prevede il coinvolgimento di Luigi D’Alessandro, nipote di Sergio Mosca, a cui dev’essere spiegato che si tratta di un favore che va fatto: «Delle Donne dice “quindici, pure venti voti, che ne so, domandiamo pure a Luigi”, e Sergio ribatte “Luì, questo è il compagno di tuo padre, un compagno nostro”, anticipando quello che è il discorso che avrebbe fatto al nipote per convincerlo». Il riferimento, in quest’ultimo passaggio, è a Pasquale D’Alessandro, padre di Luigi, che in quel momento era ancora detenuto. «Il candidato lo avete identificato?», chiede a quel punto il pm. E il luogotenente dei carabinieri risponde: «Il candidato lo identifichiamo per Michele Serrapica», precisando che l’ex primo cittadino di Gragnano non è stato eletto in consiglio comunale «ma la coalizione che appoggiava era di centrodestra, dove poi ha vinto il sindaco Cimmino». L’investigatore ricorda che esiste «un rapporto» tra Pasquale D’Alessandro e Gerardo Delle Donne «di cui hanno parlato i collaboratori di giustizia» e che «Michele» (il riferimento è a Serrapica) si fosse rivolto a Delle Donne per chiedergli chi conoscesse a Castellammare per ottenere voti. «Sergio Mosca si fa portare i bigliettini, ma fa capire che i voti che devono uscire da Scanzano non devono essere un plebiscito, perché altrimenti si potrebbe accendere un riflettore», continua l’ufficiale dei carabinieri confermando che le indagini su quel punto sono poi andate avanti, partendo proprio dall’acquisizione dei verbali elettorali. «Quello che è stato accertato attraverso il conteggio dei voti è proprio questo, che i voti ottenuti da Michele Serrapica nei seggi che sono riconducibili al quartiere di Scanzano, ci sono ma non sono tanti», conclude il militare.

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