Estorsioni al Savoia per conto del clan, restano in cella i fratelli Ferraro e il genero di Gionta

Giovanna Salvati,  

Estorsioni al Savoia per conto del clan, restano in cella i fratelli Ferraro e il genero di Gionta

Arriva dopo 24 ore dalla visita del principe Emanuele Filiberto per l’acquisto della società calcistica del Savoia la notizia che il giudice ha confermato il carcere per gli esponenti del clan dei Gionta e l’ex ds della squadra Felicio Ferraro che erano stati accusati e poi arrestati perché coinvolti nell’inchiesta per la riscossione del pizzo anche sulla società calcistica. Mentre infatti la città festeggia e confida nel progetto di Filiberto e della cordata di imprenditori il Riesame ha confermato tutte le accuse per Felicio Ferraro, suo fratello Salvatore e Giuseppe Carpentieri. L’ex direttore generale del Savoia era stato accusato da Pietro Izzo, sodale del clan Gionta passato a collaborare con la giustizia, di portare i soldi delle varie società del Savoia che si sono succedute a Palazzo Fienga per conto dei valentini. Per lui si sono aperte le porte di Poggioreale. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la pena detentiva per tutti, con Felicio Ferraro che sperava di ottenere almeno i domiciliari per motivi di salute. La difesa attenderà le motivazioni prima di inoltrare ricorso alla Cassazione. Intanto è stato nominato anche un consulente della procura per estrappolare ed esaminare i telefoni dei due fratelli Ferraro. Il Savoia, come riferito dal pentito Vincenzo Saurro nel 2009, era costretto a pagare la tangente già nell’epoca di presidenza di Mario Moxedano, dal 1995 al 2001. Un importo di 500mila euro che era stato imposto da Mario Donnarumma e Felice Savino, alias peracotta. Affermazioni, che vengono confermate anche da Michele Palumbo, altro pentito, che addirittura aggiunge che tra il 2003 e il 2004 i bianchi dovevano anche inerire nelle formazioni anche figli e parenti di affiliati. Pietro Izzo afferma che Felicio Ferraro non era un componente del clan Gionta, ma era comunque al servizio. Fondamentale la parentela con Salvatore, reggente della cosca dei valentini. “Chiarugi (soprannome del dirigente sportivo ndr) quando Mario Moxedano era presidente, era lui che dava la somma riscossa a titolo di estorsione pari a 40-50mila euro l’anno. Soldi che venivano portati a suo fratello dentro a Palazzo Fienga. Inoltre aveva amicizie con medici molto importanti che erano contattati nel momento in cui uno dei nostri detenuti aveva bisogno di qualche prescrizione particolare per avere agevolazioni”V viene tirato in ballo anche Alfonso Mazzamauro, ascoltato assieme a sua moglie Elena Annunziata. Nel 2020 l’ex presidente afferma di non aver mai avuto incontri con esponenti della criminalità organizzata. Affermazioni che vengono contrastate dall’Ufficio di Procura, tramite delle intercettazioni.

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