Mario Memoli

Imprese stritolate dai clan Cesarano e Matrone, condanne per 125 anni di carcere

Mario Memoli,  

Imprese stritolate dai clan Cesarano e Matrone, condanne per 125 anni di carcere

Castellammare/Scafati. Pizzo agli imprenditori nel nome dei clan tra Scafati e i Vesuviani. Passa in parte la linea dura della Dda di Salerno che con il pm Francesca Fittipaldi aveva chiesto quasi due secoli di reclusione per 15 imputati tra capi e gregari nell’ambito del processo con rito abbreviato che si è concluso ieri davanti al gup Carla Di Filippo. Tre le assoluzioni e riguardano gli stabiesi Luigi Di Martino ‘o profeta (difeso dagli avvocati Antonio Garofalo e Giusida Sanseverino) e Raffaele Belviso (che all’ultimo ha scelto di farsi processare con l’abbreviato) unitamente ad Antonio Palma di Scafati (assistito da Gennaro De Gennaro). In totale sono stati comminati 125 anni di reclusione, Per Giuseppe Buonocore, (difeso da Massimo Autieri) genero di Franchino Matrone a ‘Belva, 19 anni di pena in continuazione con altre condanne (chiesti 20 anni).  Stangato anche Francesco Berritto con 14 anni e 8 mesi di reclusione (la procura aveva formulato istanza per 16); a seguire Giovanni Barbato Crocetta (difeso da Gennaro De Gennaro) che ha incassato 12 anni di reclusione a fronte di una richiesta di 18. Otto anni e mezzo al boss di Ponte Persica Vincenzo Cesarano, alias ‘o mussone, e 8 anni e un mese a Giovanni Cesarano (per entrambi erano stati chiesti 14 anni), entrambi stabiesi; 8 anni per Aniello Falanga; stessa condanna per il figlio di Giuseppe Buonocore, Vincenzo, a cui è caduta la contestazione di associazione; 6 anni e 8 mesi per Ferdinando Cirillo di Boscoreale (assistito dall’avvocato Rino Carrara, per lui erano stati chiesti 13 anni. Quindi 4 anni e 9 mesi per Raffaele Di Ruocco (difeso da Roberto Attanasio, per cui erano stati chiesti 13 anni di reclusione; un mese in più per Pasquale Panariello di Scafati (assistito dai legali Gennaro De Gennaro e Silvia Palomba), per cui erano stati chiesti 13 anni. Due anni e 10 mesi per il collaboratore di giustizia Andrea Spinelli detto Dario; 9 anni in continuazione per l’altro pentito Alfonso Loreto, 8 anni e 4 mesi in continuazione con altre condanne per Gennaro Ridosso (per questo filone 5 mesi) e 10 anni sempre in continuazione per Luigi Ridosso (5 mesi per questo processo). Nel collegio tra gli altri ci sono inoltre gli avvocati Michele Sarno, Pierluigi Spadafora e Mauro Porcelli. Novanta giorni per le motivazioni della sentenza emessa dal gup Carla De Filippo del Tribunale di Salerno. Contestate dalla pubblica accusa 20 estorsioni tentate e consumate nei confronti di imprenditori titolari di esercizi commerciali ai quali venivano imposti servizi e forniture tra cui slot machine, oltre alla protezione dei propri locali: 17 episodi di racket registrati sul territorio dell’agro, altre a Castellammare di Stabia e Pompei. Azioni criminose che secondo gli inquirenti avrebbero portato la firma di esponenti di clan del territorio: dai Cesarano  per finire ai Matrone e Loreto/Ridosso di Scafati. Cosche che durante le fasi estorsive erano andate anche in rotta di collisione tra di loro tanto che il clan stabiese aveva preso di mira la storica consorteria scafatese dei Matrone individuando il genero di Franchino ‘a belva, Peppe Buonocore, quale capo da colpire. L’accusa è di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi (anche da guerra), violenza privata e illecita concorrenza. Tutti reati commessi tra il 2014 e il 2019 ai danni di attività commerciali e atti minatori verificatisi sui territori scafatesi e vesuviani. A Scafati il clan Matrone aveva come referente il genero di Franchino ‘a Belva, Giuseppe Buonocore il quale appena uscito dal carcere avrebbe pianificato e attuato, sotto la propria direzione strategica e operativa, la riorganizzazione di un sodalizio teso ad acquisire il controllo criminale del territorio scafatese e la gestione di affari illeciti. Peppe ‘e Scafati  si sarebbe avvalso di parte della preesistente struttura del clan Matrone e dei consolidati rapporti criminali con soggetti contigui o alleati col suocero. Primo fra tutto il 61enne Ferdinando Cirillo. Tra i principali interessi ci sarebbe il traffico di armi, il controllo del settore delle slot machine e l’attività estorsiva ai danni di operatori economici del comprensorio, consistita nella riscossione di pagamento in contanti e nell’imposizione a fini di lucro di forniture e servizi, in primi la collocazione di macchine da gioco presso bar ed esercizi di ristorazione. (c)riproduzione riservata

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