Il Direttore dell’Osservatorio Vesuviano: “Vulcano tranquillo, tutto nella norma”

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Il Direttore dell’Osservatorio Vesuviano: “Vulcano tranquillo, tutto nella norma”

L’Osservatorio Vesuviano è l’istituzione più antica quando si parla di rischio Vesuvio. Negli anni la popolazione che abita nella zona rossa, quella caratterizzata da un rischio particolarmente forte, ha imparato anche ad andare sul suo sito e vedere i report dei terremoti e dei movimenti del sottosuolo. A guidare l’Osservatorio da poco meno di un anno c’è Mauro Di Vito, professionista e vulcanologo di fama internazionale che segue e controlla con attenzione il “suo” Vesuvio. E che a Metropolis fornisce un quadro rassicurante della situazione attuale. “Il Vesuvio, in questo momento, è caratterizzato da una sismicità di livello basso. Non presenta fenomeni tali che ci indicano una modifica imminente dell’attività livello di attenzione della protezione civile, non dà in parole povere segni di riattivazione. Non c’è deformazione del suolo che è uno dei parametri più importanti, se non una lieve subsidenza solo nella parte alta del gran cono per fenomeni che sono tipici dei vulcani recenti. Questo fenomeno accade quando non c’è una riattivazione del sistema magmatico. Assistiamo, invece, a un’attività idrotermale di bassissima energia visibile solo all’interno del gran cono. Semplicemente possiamo dire che il Vesuvio ora è tranquillo”. Parole che suonano come miele per una fetta di popolazione che, ogni giorno, alza il naso all’insù e vede il vulcano (considerato attivo) e teme che un giorno, come accaduto nel passato possa risvegliarsi. Di Vito affronta anche il tema degli studi che alcuni vulcanologi stanno portando avanti sui modelli di indagine per la prevenzione del rischio.  “Sono studi scientifici dell’Ingv che analizzano la storia del vulcano e degli altri vulcani con strumenti di tipo statistico, studiando la previsione del comportamento del vulcano basandosi sulla storia di quest’ultimo ma senza tenere conto dei parametri legati alla sorveglianza e allo stato del Vesuvio a breve termine che è il lavoro di chi, invece, fa attività per la previsione”. Ciò che agli esperti, di solito, viene sempre chiesto è se esista un parametro per poter prendere in tempo congruo una possibile eruzione. Su questo il dottor Di Vito è chiaro: “Non possiamo dire con certezza assoluta quando prevedere un’eruzione perché i vulcani sono sistemi dinamici che possono modificarsi anche velocemente. Noi teniamo ogni giorno, ogni momento, divisi parametri sotto stretto controllo: la presenza del magma posto in serbatoi più o meno superficiali (ovviamente parliamo di chilometri) che può risalire verso la superficie. Sui tempi di risalita dipende dal tipo, dalla viscosità, dalle caratteristiche e dalla quantità. Ci sono state eruzioni nel passato, anche importanti, precedute da fasi evidenziate da fenomeni precursori che sono durate giorni, settimane. Ovviamente però ogni eruzione è una storia a se. Noi oggi abbiamo la fortuna e la capacità di avere strumenti sensibili che monitorano una vasta area sul vulcano” spiega il Direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Che entra nel merito anche di quelli che possono essere i parametri da attenzionare con efficacia: “Le deformazioni del suolo causate dalla risalita di gas che deriva dal degassamento magmatico, la sismicità dovuta alla rottura di rocce dove si generano fratture che portano il magma in superficie. Ma questi fenomeni possono durare anche tempi relativamente brevi. Così come possono rimanere inattivi per poi riprendersi. La cosa importante è seguire i singoli fenomeni e cercare di definire un quadro d’insieme”. Il Direttore dell’Osservatorio Vesuviano interviene anche sull’ipotesi di trivellazioni che potrebbero verificarsi anche davanti alla costa del Golfo di Napoli. Soprattutto se, secondo qualcuno queste ultime possono avere un effetto diretto con eventi sismici. “Non entro nel merito del dibattito politico Dico solo che qualsiasi tipo di trivellazione profonda ha bisogno di essere sicura. Questi evento comportano una conoscenza del sottosuolo soprattuto in aree molto urbanizzate. Sono stato, in passato, coordinatore di una commissione che si è occupato di questo e le trivellazioni devono avere condizioni di sicurezza alte e solo se si conosce in modo dettagliato ogni fase dell’esecuzione di una trivellazione, si può lavorare con tranquillità”.

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