Alberto Dortucci

Detenuto da 18 anni, l’ex baby boss di Torre del Greco rivede la luce: sì alla licenza premio

Alberto Dortucci,  

Detenuto da 18 anni, l’ex baby boss di Torre del Greco rivede la luce: sì alla licenza premio
Corso Umberto, l'ex regno del baby boss Vincenzo Luna

Torre del Greco. Il sanguinario baby-boss Vincenzo Luna, condannato all’ergastolo e detenuto ininterrottamente dal 2004, potrebbe presto riabbracciare i familiari all’interno di una comunità di Asti. è la (discussa) decisione dei giudici della suprema corte di cassazione, pronti a ribaltare il verdetto del tribunale di sorveglianza di Torino e a concedere all’ex macellaio arrivato a guidare l’ala scissionista del clan Falanga la possibilità di rivedere la luce senza l’ombra delle sbarre.

Il braccio di ferro

A gennaio del 2022, l’ex baby boss – oggi 40 anni – si era visto respingere dal tribunale di sorveglianza di Torino la richiesta di «permesso premio» perché condannato all’ergastolo per l’omicidio di Vincenzo Fornito, alias capa malata, autista personale del padrino Giuseppe Cascone: «Dalle informazioni rese dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli – la motivazione dei magistrati – si evince che Vincenzo Luna è un soggetto socialmente pericoloso, affiliato al clan Falanga a oggi operante sul territorio. Pertanto, non si può escludere la probabilità che il detenuto possa riprendere contatti con l’organizzazione criminale di appartenenza». Un verdetto impugnato dal legale del quarantenne – secondo cui non sarebbe stato debitamente considerato il «cambiamento» di Vincenzo Luna e la buona condotta tenuta in 18 anni di reclusione – e trascinato davanti agli ermellini della prima sezione penale della suprema corte di cassazione. Il collegio presieduto dal giudice Filippo Casa ha accolto il ricorso, rinviando la vicenda per un nuovo giudizio al tribunale di sorveglianza di Torino.

I motivi della decisione

Secondo gli ermellini il tribunale di sorveglianza di Torino non avrebbe sufficientemente motivato la sussistenza del pericolo di ripristino dei collegamenti con la criminalità organizzata. «Il magistrato non si è fatto carico di dare conto di come detto pericolo possa essere concretamente apprezzato – si legge nella motivazione della sentenza – non solo e non tanto alla luce del corretto comportamento carcerario dell’interessato e della sua adesione ai programmi trattamentali, quanto in riferimento all’oggetto della domanda, di un permesso per incontrare i familiari in un luogo distante dal territorio in cui è operativo il clan di appartenenza». Il permesso premio, infatti, dovrebbe essere fruito presso l’associazione Effatà di Asti: una comunità «specializzata» in percorsi di recupero di soggetti con problemi di grave emarginazione sociale. Nell’Astigiano, l’ex baby boss dovrebbe incontrare alcuni familiare e – sottolineano gli ermellini – solo uno dei fratelli della moglie è stato indicato come vicino agli ambienti criminali perché gravato da precedenti per droga.

L’ultima parola

A chiudere la vicenda sarà un nuovo giudizio del tribunale di sorveglianza di Torino, ma la strada «tracciata» dalla suprema corte di cassazione – a dispetto del «passato» di Vincenzo Luna – sembra chiara. L’ex macellaio diventato boss è in cella dall’ottobre del 2004. Sei mesi prima, il 2 marzo 2004, aveva crivellato di colpi in corso Umberto I – a due passi dalla sua abitazione di vico Cirillo – l’autista del padrino Zì Peppe. A distanza di 18 anni, tutti passati dietro le sbarre del carcere, l’ex baby boss sarebbe cambiato. E punta a rivedere la luce senza l’ombra delle sbarre per riabbracciare e tornare a chiacchierare con i suoi familiari.

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