Gaetano Angellotti

Sara, sprint del processo per evitare la beffa della prescrizione

Gaetano Angellotti,  

Sara, sprint del processo per evitare la beffa della prescrizione
Sara Aiello

Pimonte. E’ entrato nel vivo ieri mattina, davanti al giudice monocratico Maria Camodeca, il processo per omicidio colposo per la morte della 36enne di Pimonte Sara Aiello, avvenuta la notte tra il 2 e il 3 giugno del 2015.

A processo, quale unico imputato, c’è il marito Massimo Marano. Si è trattato della prima udienza in cui sono comparsi sul banco dei testimoni i primi testi citati dalla procura: per molti di essi il pm Emilio Prisco ha chiesto che venissero acquisite le dichiarazioni acquisite dagli inquirenti al momento delle indagini, in modo da snellire i tempi di un procedimento su cui, come noto, incombe la scure della prescrizione.

Il prossimo 3 dicembre, infatti, a sei anni e mezzo da quella tragica notte, scadranno i termini previsti dalla legge e l’ipotesi di reato sarà estinta automaticamente. Dal canto loro i difensori di Massimo Marano – gli avvocati Francesco Cappiello e Giuseppe Petrosino – non si sono apposti alle varie acquisizioni documentali, mentre ad alcuni dei testi l’avvocato Cesare Forgione – che rappresenta Rosario Aiello, fratello di Sara, costituitosi parte civile – ha rivolto alcune domande allo scopo di chiarire degli aspetti emersi nel corso degli anni.

Così sul banco dei testimoni, oltre al comandante della stazione dei carabinieri di Pompei dell’epoca dei fatti, il luogotenente Tommaso Canino, sono saliti tra gli altri anche alcuni testi che hanno avuto un ruolo importante nella vicenda.

A partire dal dottor Vicinanza, team leader dell’equipe del 118 che intervenne quella notte: «Esperimmo tutte le manovre rianimative possibili, sapevamo, perché la centrale ci aveva avvisato, che si trattava di un codice rosso, ma non ci fu nulla da fare. Trattandosi di una donna di giovane età, ritenni di allertare i carabinieri, perché temevo di poter avere problemi, come accaduto in altre occasioni in casi del genere».

Anche una vicina di casa, chiamata da Marano, ha raccontato quei concitati momenti: «Fui svegliata nel cuore della notte dal signor Marano, che era molto agitato e inveiva: entrai in casa e vidi Sara esanime, distesa a terra nei pressi del letto, col marito che tentava il massaggio cardiaco. Mi occupai di una delle bambine, la più grande, che era sveglia e molto spaventata: la portai in casa mia per calmarla, mentre la più piccola dormiva e non si accorse di nulla».

Poi è stato ascoltato anche il neurologo Salvatore Striano, che aveva visitato Sara due giorni prima della morte: «Il marito mi disse che erano stati indirizzati a me dal Neuromed di Pozzilli, un centro specializzato nella cura dell’epilessia. Mi venne riferito che dagli esami cardiologici effettuati non era emerso nulla. Materialmente, però, non ho visto questi esami: mi vennero sottoposti solo una risonanza magnetica e un elettroencefalogramma, da cui non emergeva nulla che potesse lasciar pensare a un pericolo di vita imminente».

Il professor Striano ha poi anche riferito sia sull’indicazione fornita a Marano di registrare eventuali ulteriori crisi – «è una prassi che utilizziamo per addivenire a una diagnosi più accurata» ha spiegato il neurologo – sia sull’altra conversazione registrata dal Marano presso il suo studio pochi giorni dopo la morte della moglie: «Marano venne da me per informarmi della tragedia e per chiedermi spiegazioni; io ipotizzai che potesse trattarsi di un caso, per quanto raro, di morte improvvisa. Del resto non avevamo avuto il tempo materiale di svolgere gli ulteriori accertamenti di cui pure gli avevo accennato. Solo alla fine del nostro colloquio mi disse che aveva registrato la conversazione con il suo telefonino. Di certo non potevo sequestrarglielo…».

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