Giovanna Salvati

Torre Annunziata. La moglie del boss prendeva il reddito di cittadinanza

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. La moglie del boss prendeva il reddito di cittadinanza

Ancora un’altra truffa ai danni dello Stato e ancora una volta al centro della truffa il reddito di cittadinanza. A scoprire le furbette sono stati i finanzieri del comando gruppo di Torre Annunziata che hanno iscritto nel registro degli indagati tre donne. La prima intascava il reddito di cittadinanza pur essendo proprietaria di ben otto case e di un fondo agricolo. La seconda aveva invece una entrata regolare e quindi percepiva già uno stipendio in famiglia.
La terza, invece, la posizione più scomoda, aveva dichiarato falso quando aveva presentato la domanda di reddito di cittadinanza nonostante il marito fosse detenuto per associazione mafiosa. Una parentela scomoda, una famiglia nota in città quella del clan Gallo-Cavalieri alla quale appartiene la donna indagata.
I finanzieri hanno effettuato così una serie di accertamenti nei comuni di Torre Annunziata, Boscoreale, Boscotrecase e Santa Maria la Carità, e tre decreti di sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, per un ammontare complessivo pari a circa 36 mila euro, emessi in altrettanti procedimenti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica. I tre provvedimenti sono stati eseguiti nei confronti di tre donne, indiziate del reato di truffa per il conseguimento del Reddito di Cittadinanza che ovviamente percepivano in modo indebito. Dopo una serie di accertamenti di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, i finanzieri del Gruppo di Torre Annunziata hanno denunciato le tre donne che avrebbero compilato in maniera non veritiera la domanda diretta ad usufruire della misura assistenziale. In particolare, una delle indagate avrebbe omesso di dichiarare la presenza di un componente del proprio nucleo familiare condannato per il reato il reato di 416 bis, ovvero di associazione mafiosa e sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere. Le altre due indagate, invece, avrebbero omesso di dichiarare, in un caso, il possesso di ben otto immobili e di un fondo agricolo, mentre, nell’altro caso, i redditi da lavoro dipendente percepiti da uno dei componenti del proprio nucleo familiare, ovvero il figlio che rientrava proprio nello stesso nucleo familiare. Tali omissioni avrebbero permesso di raggirare l’Inps, ente erogatore del sostegno, con un danno per le casse dello Stato pari a 35.919 euro. Allo Stato sono stati sottoposti a sequestro una quota parte di un immobile e due autovetture per un ammontare complessivo di circa 15.000 euro. Le attività investigative continuano e fanno parte di un quadro di attività di indagine, svolte dalla Guardia di Finanza e coordinate da questa Procura della Repubblica, finalizzate al contrasto degli illeciti in materia di spesa pubblica. Un fenomeno che continua ormai da tempo e che sembra ormai sempre in crescita.

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